mare profumo di mare

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C’era una fabbrica, proprio lì, a coprire la vista del lungomare. Ma c’erano anche delle scalette, un sottopasso, e una rampa finale e dopo finalmente gli scogli e l’acqua e persino la foce di un torrente. Quel passaggio mia mamma l’ha percorso ogni giorno per più volte al giorno, da bambina e da ragazza, per godersi il mare. Poi la fabbrica è stata dismessa e demolita e al suo posto hanno costruito dei giardini, di certo più adatti a un contesto balneare. Nel frattempo mia madre è andata a vivere un po’ più distante, poi ha conosciuto mio papà, siamo nati noi e anche per me, da ragazzo, quello sbocco sul mare, che è rimasto lì ma con una diversa conformazione, è risultato decisamente comodo. Abbastanza vicino per fare un bagno al volo, fumare una sigaretta al sole, asciugarsi e tornare sui libri.

Quella spiaggia aveva perso però tutto il suo fascino che deve aver suscitato a mia mamma quando era ragazza, forse perché quando c’era la fabbrica la gente aveva meno pretese. Una sabbia con la consistenza della terra aveva preso il posto degli scogli e la foce del torrente somigliava sempre più a una discarica. È accaduto lì che ho conosciuto una famiglia che, ogni giorno, partiva da Torino in macchina per recarsi al mare. Ogni giorno d’estate sempre lì con ombrellone, pranzi al sacco, teli da mare, tavolino e sedie da spiaggia. Una madre con due ragazzini e una bimba più piccola. Ricordo di aver acceso una sigaretta, uscito dall’acqua, e di aver fatto due conti. Autostrada, benzina e consumi per i viaggi di andata e di ritorno costano meno di una mezza pensione per quattro persone. Ma non mi tornava il motivo per cui fare tutta quella fatica quotidiana per trascorrere del tempo in un posto così brutto. Sarebbe bastato qualche chilometro in più per godersi degli scorci incantevoli.

Quella spiaggia era frequentata anche da bagnanti provenienti dalla campagna circostante. Era facile riconoscerli dopo, in attesa del treno a fine giornata. Le facce scottate dal sole e dalla vita. Gli occhi che dicevano che avrebbero preferito nascere lì, in quella città con i passaggi che portano sulla spiaggia, senza dover prendere il treno in estate da una località di mare per fare rientro, alla sera, in un paese dell’entroterra.

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