Durante l’ora in laboratorio di arte Elif, la mia alunna di origini turche, si consultava con Fatma, la compagna di banco di origini senegalesi – entrambe sono musulmane – sul motivo per cui appeso al muro ci fosse il segno del più. “Maestro, quello è un più, vero?”, Elif così si è rivolta a me, accorgendosi che le stavo ascoltando, indicandomi il crocifisso. La cosa mi ha inorgoglito perché insegno matematica e ricondurre alle astrazioni simboliche quello che facciamo, oltre alle figure piane dei segnali stradali che è un collegamento alla portata di tutti, non solo denota uno spiccato interesse della materia ma piuttosto ne trasmette la pervasività nelle esperienze quotidiane e in tutto ciò che ci circonda. Non ho fatto in tempo a rispondere perché Fatma l’ha immediatamente redarguita. “Ma non vedi che quello che ci è appeso sopra è Gesù?”, così l’ha incalzata. E poi, rivolgendosi a me, “Maestro, è vero che è Gesù quello?”.
più o meno