quattro stagioni (rossa)

prenderla con

Ieri mio padre al telefono era convinto di aver passato la giornata sulla neve, nella casa di campagna in cui ha trascorso la maggior parte del suo tempo libero. Sembrava sorpreso del repentino peggioramento delle condizioni atmosferiche in estate, e questa è stata la conferma dei miei sospetti. Si era di nuovo perso nella sua testa, aveva rovesciato uno scaffale di ricordi e li aveva rimessi a posto incurante dell’ordine cronologico. Ovviamente, come per il resto degli ultimi mesi, non si era mosso dall’appartamento, l’unico particolare attendibile era il fatto che in quel posto di campagna aveva davvero nevicato, durante la notte, e qualcuno al telefono doveva averlo aggiornato. Così gli ho chiesto di poter parlare con mia mamma. Non mi pare sia tornata a casa con me, mi ha risposto. Per fortuna quando gli ho suggerito di guardare meglio in cucina, l’ha riconosciuta e me l’ha passata. Quindi è questo quello che ci aspetta – non è un pensiero che ho condiviso con lei, è che mi sono distratto mentre mi forniva un resoconto degli ultimi episodi che già sapevo ed è stato facile smarrirsi nella preoccupazione a quel punto. Quindi è questo quello che ci aspetta, ho pensato, un filo smangiucchiato che fa arrivare a singhiozzo gli input e altrettanto discontinuamente trasmette verso l’esterno e che nessuno è in grado di riparare come il vecchio telefono fisso da cui lei mi stava parlando. E come per i guasti più gravi di questo, ecco il volume che sfuma a zero verso la fine, un fade-out talvolta con un’interruzione brusca, che poi è quello che più o meno simmetricamente corrisponde a un principio e che giustifica l’eccezionalità dell’essere vivo. Il che è paradossale perché si tratta di un contrario che dimostra l’autenticità di una condizione che altrimenti non sarebbe tale. E se avessi studiato filosofia con giudizio ora potrei anche dirvi chi è che lo sosteneva.

2 pensieri su “prenderla con

  1. Non so se sia preferibile assistere al declino lento delle facoltà intellettive di un padre o assisterlo impotenti fino alla fine in piena lucidità. Nessuna delle due, si vorrebbe. A me è toccata la seconda. Ma questo post mi stringe il cuore. Ti offro solidarietà, niente altro.

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