La vecchiaia e la malattia bisogna accarezzarle come si fa con la giovinezza e la salute, ho pensato proprio cosƬ mentre stringevo la mano a mia mamma che ĆØ in ospedale. E tra tutte le cose che potevo pensare di lei mentre mi parlava con la voce di chi ha il morale sotto i piedi ĆØ che ha badato all’approvvigionamento di biancheria intima a suo figlio, che poi sarei io, abbondantemente oltre il conseguimento della maggiore etĆ .
Ma preferisco non intromettermi, sono giĆ abbastanza severo esprimendo – pur non interpellato – loĀ sdegno di dover accettare il modo in cuiĀ le iniziative per la terza etĆ siano organizzate in un posto come il nostro,Ā quando vorrei raccontare quello che avevo visto a Berlino tanti anni fa, come ci si prendeva cura per i vecchi all’estero. Ma non interessa a nessuno. La rassegnazione di impegnarsi ad accettare un surrogato di divertimento fa parte del nostro status di cittadini di serie B in mano al partito dei giovani, soprattutto ora che ĆØ stata vietata Internet agli over 65 e che, amara ricompensa, ci sono stati lasciati solo gli scarti e tutta la fuffa del secolo in cui siamo nati, compresi i Kajagoogoo e Too shy hush, hush, eye to eye che mi risuona ancora nella testa, a tempo con il battito che sento pulsare nelle scarpe strette. Mi affretto a terminare l’analcolico bio ormai a temperatura ambiente e mi avvio verso la casa di riposo forzato, per non perdere le notizieĀ della sera alla tv.
Qualcuno dice senza peli sulla lingua che i vecchi non si addicono al nostro tenore di vita, altri lo pensano e basta e si limitano a farsi il meno ingombranti possibile quando gli si siedono vicini per evitare il contatto fisico nemmeno fossero degli appestati. Ritraggono i lembi del cappotto, le borse, persino i piedi. O forse ĆØ proprio cosƬ, quelli di una certa etĆ che non si possono permettere la bella vita sono in grado di infettare del loro amaro presente noi che stiamo al di qua della linea della vita. Eravamo giĆ abbastanza malati di eterna gioventù senza che ci si mettessero pure i socialcosi. CosƬ ĆØ facile sorprendere le facce di disgusto che facciamo in loro prossimitĆ , tratteniamo il respiro come si fa quando cambiamo la lettiera zozza dei gatti nemmeno se dal loro respiro perdessimo le scorte di modernitĆ che abbiamo accumulato con cosƬ tanti sacrifici. Il giorno in cui si diventa vecchi, quando cioĆØ non c’ĆØ più nessun appiglio valido per rimanere nel settore della societĆ attiva, dovrebbe essere definito per legge un po’ come la pensione e lo so che tutti vanno dicendo che noi la pensione ce la possiamo scordare. E lasciate perdere sia quelli che hanno risorse in abbondanza e che tarellano da una parte all’altra del pianeta in un tour continuo di scoperta in extremis, e sia quelli al cui sostentamento contribuiamo noi con le nostre ritenute alla fonte, magari a casa giĆ a nemmeno sessant’anni a far impazzire con la loro energia sprecata amici, parenti e, soprattutto, vicini di casa. Non dimenticatevi di quelli per i quali la vecchiaia ĆØ solo un dato anagrafico che non implica la perdita di certi diritti acquisiti come fare le code come tutti gli altri al supermercato, viaggiare su Fiat Punto o Ford Focus a velocitĆ anzi a lentezze inaudite e al limite dell’incolumitĆ comune, utilizzare i mezzi pubblici nelle ore che per convenzione sociale si pensano essere dominio di giovani impiegati tirati a lucido per competere al meglio nei meccanismi di sopravvivenza dell’occidente sviluppato. Io ne incontro alcuni, sapete, e nessuno potrĆ convincermi che qualcuno di questi anziani non prende la metro per recarsi quotidianamente alla propria porzione di orto dall’altra parte della cittĆ , vestito con gli abiti più adatti per esercitare l’attivitĆ di contadino semi-professionista nel migliore dei modi.
Uno dei tanti motivi per cui questo 2057 che volge al termine passerà alla storia è il curioso caso del novantenne in avanzato stato di demenza senile, divenuto fenomeno virale per i suoi sproloqui e atteggiamenti più che originali.
Il veterano del post-punk, cosƬ lo chiamano i frequentatori del Circolo “G. Casaleggio” di Milano, uno dei luoghi storici della cultura del partito di regime radicato sul territorio che, in orari diurni, accoglie molti anziani del quartiere alla ricerca di un centro di aggregazione dove trascorrere il tempo, scambiare quattro chiacchiere e giocare ai videogiochi dei loro tempi. Ma il signor R. B., novantun anni il prossimo maggio, ĆØ ormai una vera e propria attrazione locale, suo malgrado.
Secondo il geriatra che lo ha in cura, si tratta di una forma di demenza, in cui tutta una serie di condotte volutamente dementi, esercitate durante la sua vita, hanno preso il sopravvento sul comportamento. Se avesse trascorso la vita raccontando barzellette, abitudine comune tra gli anziani prima della rivoluzione digitale e della consacrazione del pop come arte nobile, probabilmente ora si limiterebbe a far arrossire i suoi congiunti con qualche freddura spinta, come usava tra i nonni di una volta privi dei freni inibitori.
“Sicuramente mio marito ha condotto una vita all’insegna dell’eccentricitĆ , sotto questo profilo” chiarisce F. D., la moglie novantunenne ma di tutt’altra luciditĆ mentale. “Ha passato buona parte della sua vita a imparare testi di canzoni, a storpiare frasi e parole per lavoro, ad armonizzare qualunque melodia compresa la sirena dell’ambulanza l’ultima volta in cui ĆØ stato necessario ricorrere al soccorso, e ad accattivarsi il plauso dei suoi contatti sui social network con contenuti sempre pensati per suscitare simpatia”.
Decisamente un segnale di depressione che non lascia ombra di dubbio sull’equilibrio del signor R., una persona facile ai sentimentalismi ma anche capace di azioni che hanno dell’incredibile. “Qualche anno fa”, continua la signora F., “ha riesumato un vecchio strumento musicale elettronico che deve aver conservato a mia insaputa, nascosto da qualche parte. Poi tramite il Grande Archivio Informatico dei Cittadini ha rintracciato un paio di suoi amici musicisti ancora vivi, con i quali si ĆØ incontrato per realizzare un suo antico progetto: suonare i Joy Division da vecchio e vedere l’effetto che fa”.
Mai sentito una comportamento cosƬ bizzarro. Al Circolo Casaleggio non ĆØ più una novitĆ . Quando accenna passi di break-dance malgrado la precaria mobilitĆ i gestori comprendono che ĆØ il momento di avvisare la consorte che si precipita, per modo dire, a togliere l’arzillo novantenne dall’imbarazzo. “Lo riaccompagno a casa e cerco di fargli capire che quei tempi sono passati, che da allora ad oggi c’ĆØ stata in mezzo tutta una vita di cui non ci possiamo lamentare. Siamo siamo stati molto fortunati”. Ma il metodo più veloce per tranquillizzarlo potete immaginare in cosa consiste. “Ci mettiamo subito in videoconferenza con nostra figlia, che con grande pazienza e amore gli si rivolge come faceva da piccola, e lui si rilassa, si mette il cuore in pace, contento come ĆØ sempre stato”.
Non ho ancora ben chiaro come mi piacerebbe essere quando sarò vecchio, anche se qua e lĆ ho giĆ espresso qualche desiderio, per esempio quello di riformare una band con cui suonavo intorno ai vent’anni Ā – e che mi ha dato l’imprinting su quale sarebbe diventata poi la mia idea di far parte di un gruppo – e lo farò in formazione originale. Immaginatevi quindi un gruppetto di ottuagenari che suonano new wave. E di un’altra cosa sono certo. Quando sarò vecchio adotterò il codice di eleganza casalinga di mio suocero. Il Franco, che ha più di ottant’anni, esce pochissimo di casa, passa il tempo a leggere il Corriere e a guardare le foto delle sue nipoti sul computer. Ogni tanto va a bere il caffĆØ al bar con mia suocera, scende a prendere il pane alla mattina, ma per il resto ĆØ difficile schiodarlo dai suoi ambienti. Malgrado ciò, in casa veste sempre impeccabilmente, sia che aspetti le famiglie delle figlie al pranzo della domenica o che non debba ricevere nessuno e si accinga a trascorrere la giornata con la moglie. Nel primo caso apre la porta agli ospiti con il golf e la camicia, sempre. Molto spesso ha anche la cravatta a cui comunque non rinuncia mai quando va fuori. Completano il quadro i pantaloni grigi e, unico elemento da comoditĆ domestica, le pantofole, comunque sempre di un certo tipo. Unica eccezione quando non sta bene e aggiunge alĀ pullover la sua giacca da camera, una di quelle che si vedono nei film di una volta indossate da attori di un certo tipo che ti aspetti che aprano lo sportelletto del mobile bar per versarsi un brandy. Ecco, se mi verrete a trovare quando avrò una certa etĆ , sempre contando di arrivarci come c’ĆØ arrivato lui, mi troverete cosƬ. Niente felpe, niente tute, niente capi da lavoro. Plus1gmt in golfino, camicia e cravatta, seduto sulla poltrona molto probabilmente con un libro in una mano e l’altra poggiata sulla nuca di un gatto amorevole e rispettoso dei vestiti di classe del suo padrone.