buon proust ti faccia

natale a casa bradford

Se avete mai visto una di quelle puntate dei vostri telefilm preferiti dedicate al Natale ma le avete viste fuori stagione, sapete che cosa intendo. Telefilm e serie americane sono spesso trasmesse in Italia con una programmazione dettata solo da ragioni di palinsesto, in relazione a quando si rendono disponibili, quando c’è da tirare su audience, o per tappare dei buchi, mentre negli USA o dove vengono prodotte spesso seguono il ciclo della vita degli spettatori per un effetto che noi, che al massimo la sincronizzazione è quella di un posto al sole, non possiamo nemmeno immaginare.

Ricordo episodi di Friends, di ER, addirittura Happy Days, e sapete come gli americani ci danno dentro con certe smancerie da famiglie tv che poi dissacrano nei libri di Roth, Franzen e Moody. Il punto è che vederseli in qualche replica estiva, soprattutto prima quando era facile rimanere naufraghi della tv ancora analogica al caldo di luglio e la pelle delle gambe che si appiccicava al divano in pelle, causa quella specie di jet lag stagionale per cui non sai se aver caldo o freddo, se struggerti per i parenti distanti o alterarti per gli zii impiccioni ancora incollati alla tavola imbandita, se tutto deve ancora iniziare o sta per finire, se fuori è buio e ci sono le illuminazioni che si riflettono sull’asfalto bagnato o se le ragazze passano dirette al mare con le infradito e i pareo.

Ma queste débâcle della percezione si manifestano anche con la semplice fantasia. A me basta una luce rossa riflessa nel vetro di un finestrino per riportare alla memoria un set di casette del presepe in legno molto artigianali che aveva costruito mio nonno. Aveva incollato poi dei minuscoli ritagli di plastica trasparente rossa a copertura di porte e finestre. Le casette, in barba a qualunque legge prospettica, venivano posizionate ai confini di quel villaggio inventato, dove il muschio e la carta con cui si facevano le rocce e la terra lasciavano il posto al tavolino in teak, quasi a riportare alla realtà ogni parvenza di ultraterreno, un triste monito alla illusorietà di quella parentesi di spensieratezza e fasto. Dentro alle casette poi posizionavamo le lucine intermittenti, il cui effetto di calore ti faceva il pieno di scorte di speranza per quegli insulsi mesi a venire.

Tutto questo oggi ha invece  le sembianze di una sensazione di caldo solo a malapena giustificata dal contrasto con l’aria condizionata degli interni e dalle nuvole che si vedono fuori in alto, oltre il vetro dove prima ho visto la luce rossa riflessa, e che trasmettono un barlume di inverno, almeno fino a domattina, dicono che dovrebbe esserci il sole.

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