Spazio Pour Parler

benvenuto nel club di quelli bravissimi a fare cose che non interessano a nessuno

Il fratello di Lara mi ha chiesto come fanno quelli che non suonano uno strumento o non conoscono la musica a tradurre in concreto le loro melodie che gli girano in testa. Purtroppo non riesco a dargli una risposta esauriente perché io non rientro in nessuna delle due categorie di cui sopra e, anzi, per dirla tutta appartengo all’opposto di entrambe perché suono (o almeno praticavo) uno strumento E conosco la musica. Ma la cosa mi ha acceso la curiosità. Quando hai un guizzo ma non conosci una tecnica per metterlo in pratica, non ti resta lì a metà come quando non ti va giù un boccone e non sai che fare? O forse se non sai suonare non ti vengono nemmeno in mente i riff, i giri di basso, i fraseggi per la chitarra, i loop da riprodurre facendo beat-box. Io giravo sempre con penna e pentagramma di urgenza, un kit che rientrava abbastanza nei cliché del musicista con la testa tra le nuvole e che è, o almeno era, l’equivalente dello scrittore con il Moleskine e il Tratto Pen blu nel tascapane. Poi però è cambiato tutto e così a un certo punto si è dimostrato sufficiente il registratore dello smartphone. Con l’avvento della tecnologia oggettivamente è diventato tutto più immediato. Tuttavia tenersi a mente brani se poi non sai che fartene non ha molto senso e questo il fratello di Lara, che non è un escamotage narrativo per raccontare una cosa che è successa a me, voglio dire ci sarà pure al mondo una ragazza che si chiama Lara e che ha un fratello che si pone dei quesiti come questi, è bene che lo sappia. Io ho un’intera discografia pronta per conquistare la vetta delle classifiche tutta nella mia mente ma devo ammettere una vergognosa manchevolezza. Sono a corto di parole, una cosa che fa ridere se pensate quante migliaia di milioni ne ho scritte qui in tutti questi anni. Ma per le canzoni non è la stessa cosa. Non mi ci sono mai messo d’impegno ma so che sarebbe impossibile e, anzi, credo che conoscere le parole e la musica simultaneamente sia un’anomalia da curare come certi disturbi specifici o certe sindromi contro cui si combatte a scuola. Se sai la musica e le parole corri il rischio di essere come John Lennon o qualche altro cantautore incompreso che o ha già perso la vita o è impazzito. Io mi limito così a riprodurre con la bocca la chitarra distorta o a cantare giri di basso un paio di ottave sopra per evidenti motivi di estensione vocale, faccio i versi per imitare gli effetti dei synth, ma poi la cosa finisce lì. Ho decine di pezzi strumentali in cantiere e questo fa di me una persona normale e, se posso dirvi un segreto, non è solo questa la mia peculiarità. Forse non sarò un buon padre, chi lo sa, ma in compenso conosco a memoria i testi di molte delle canzoni dei Cure.

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