Spazio Pour Parler

atlante illustrato delle occasioni perdute

La stagione della TV di Angelo Guglielmi e di Bruno Voglino la studiano ancora oggi, ai tempi di Netflix, in quanto raffinata espressione del linguaggio dei mass media e, questo lo dico io, perché coincide con un momento sociale e politico che mai più si ripeterà. O forse la ricordiamo bella e piacevole perché passavamo molto tempo a guardare la televisione allo stesso modo in cui rimpiangiamo gli anni 80 ma forse solo perché eravamo ragazzini, tutti erano al nostro servizio e certa musica ci permetteva di rimorchiare.

Così, mentre l’altra sera seguivo il remake o tributo o chiamatelo come volete de “La tv delle ragazze”, mi chiedevo che effetto farebbe se la storia si potesse percorrere al contrario come quando Google Maps ti impone di fare inversione a U appena possibile e, appunto, il sistema consentisse di tornare a piacimento nei momenti che più ci ispirano le nostalgie. Come reagiremmo, consapevoli di cosa ci riserva la contemporaneità dei grillisti e dei salvinisti, alle immagini della processione di auto che oltrepassa per la prima volta liberamente la Brandenburger Tor o ai resoconti dello scempio fratricida dell’ex Jugoslavia ma anche a come si sono ridotte certe icone per le quali ci saremmo immolati, Ferretti è il primo che mi viene in mente.

Chissà come ce la caveremmo armati solo delle nostre soft skill (che me le immagino come una specie di coltellino svizzero) se ci abbandonassero da soli nel 1988. Magari invece, così imbevuti di digitale come fosse una sorta di radiazioni che danno un superpotere, rispetto al genere umano di trent’anni fa potremmo sfruttare le nostre capacità per disconoscere una persona con un clic come si fa su Facebook. Oppure scrivere e basta senza parlare e avere la meglio sulla gente di allora grazie al fatto che si può rispondere ponderando al meglio ciò che si vuole dire, un vantaggio che poi abbiamo annullato con la cosa delle abbreviazioni e dell’abbruttimento linguistico, ma questa è un’altra questione.

Così, di fronte all’operazione nostalgia de “La tv delle ragazze”, a nessuno viene da ridere oggi come non veniva da ridere nel 1988 perché nel 1988 avevamo ben altre aspettative dalle cose. C’erano varie scale di registri e di valori ma perché noi, in primis, eravamo molteplici nel nostro essere umani. Non so se mi state seguendo. Vivevamo concreti e tangibili nelle nostre dimensioni fisiche, le tre solite che si studiano alle elementari ma con l’aggiunta di quelle con cui prendevamo le misure a ogni nuova esperienza sul campo. E la tv, che dell’Internet è stata una specie di progenitrice, pur nella sua azione attiva di rincoglionimento degli spettatori, era un tempo extra da vivere, da rimuginare per poi rimasticare e restituire alla comunità sotto forma di pensiero addizionato di qualcosa che prima non c’era. Sono rimasto quindi a bocca aperta assistendo al remake de “La tv delle ragazze” soprattutto perché, nel silenzio generato dalla moltitudine immersa nel liquido amniotico di XFactor, sono giunto alla conclusione (ma potrei sbagliarmi) che nessuno di noi riuscirebbe a sopravvivere, oggi, nel 1988.

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