un esempio calzante

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Le iniziative organizzate per genitori e figli sono momenti di un valore impagabile. Se non riesci a passare un’ora continua con i tuoi bimbi durante la settimana, perché già c’è poco tempo e poi devi preparare la cena e poi lui/lei guarda un cartone e poi è già il momento di andare a nanna, e se nel weekend poi concentri tutto il resto delle incombenze che la specie umana solitamente è usa affrontare, avere uno slot (come si dice tra noi che lavoriamo per le multinazionali dell’ICT) da dedicare a un gioco strutturato che non sia girare in bici per piste tutt’altro che ciclabili è una manna dal cielo. Si sta insieme, si fanno nuove esperienze, laboratori, attività, arteterapia e lavori in creta.

Si tratta di incontri pensati per gruppi di una dozzina di coppie: si entra nella sala, di norma è uno spazio pubblico, una biblioteca per esempio. I due presentatori hanno già disposto sul pavimento un telo in nylon ampio: oggi si colora e si dipinge, che bello. Mia figlia non ama disegnare, io men che lei, questa può essere la migliore occasione per metterci in gioco, scoprire una passione nascosta. Chi può dirlo.

Ma c’è una drammatica lacuna. Siamo invitati a metterci in cerchio, ci prendiamo per mano, oggi è una giornata particolarente calda, siamo a metà maggio, lo si percepisce dai palmi sudaticci della bimba della coppia al mio fianco.  E mentre stiamo per sederci, ci viene chiesto di togliere le scarpe.

Mi sono giocato il buon umore, la fiducia negli altri, il valore delle attività di gruppo, la forza delle vibrazioni e del body language, le scariche di emozioni che attraversano una catena umana che si tiene per mano, lo spirito della fantasia e dell’immaginazione, la volontà di fare esperienze con il prossimo. E solo perché purtroppo il prossimo, talvolta, non si lava i piedi.

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