errare umano

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E comunque quando li vedi da lontano, e sono una o due figure alte alte con una o due o tre più piccole in mezzo, e non pensi a chi sono e a come sono e a tutto quello che poi da vicino si vede, a quello che si dicono, a come prestano attenzione l’uno all’altro, se sono in linea o qualcuno in disparte, se si inseguono o se si trascinano, se si parlano con rispetto o si dicono cattiverie anche perché è il solo loro modo di volersi bene, se il padre ha lo smartphone in mano (una volta era la radiolina all’orecchio) o la madre è al telefono e i figli che reclamano l’attenzione che non avranno mai, o se invece stanno inventando una storia corale, un pezzo per uno, con un lieto fine. Ecco, se non pensi a tutto quello che poi si scopre conoscendoli, da lontano mi fanno sempre tenerezza.

2 pensieri su “errare umano

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