la guerra di Piero

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In natura esistono solo due elementi che, in condizioni di transizione di fase, accelerano il moto delle particelle a causa del fenomeno fisico della distorsione (o saturazione) favorendo la sublimazione dell’aggressività dei corpi: l’heavy metal e il punk. Solo alcuni studiosi ammettono il grunge in quanto non-metallo, d’altronde è un materiale artificiale composto dall’aggregazione di molecole dei due elementi di cui sopra, e questo da parte mia è un commento tutt’altro che negativo. In molti sono pronti a dare la propria preferenza all’ultimo arrivato della famiglia dei generi ribelli, e tra i tre oggettivamente rientra anche il mio di plauso, nel senso che con il punk ci sono cresciuto ma quello un po’ ravattone nel senso di suonato a cazzo lo evito come la peste. Abbiamo già discusso altrove su quanto sarebbe bello mettere alla batteria di un qualsiasi gruppo punk gente del calibro di Dave Grohl. E lasciate stare i Clash, che sono punk solo nell’approccio. L’heavy metal, invece, lo sapete anche voi, è la mia bestia nera.

Tutto questo per dire che i due elementi naturali e ben distinti che da due o tre generazioni occupano i sogni di trasgressione di giovani e meno giovani sono nati comunque rivolti a due target molto differenti: quelli che suonano male ma che comunque devono esprimersi in un’attitudine molto affascinante quanto anarcoide da una parte, e quelli che sprizzano tecnica da tutti i pori finalizzata alla violenza musicale. I metallari, ci siamo capiti. Qualche sera fa – vi giuro che è stata la prima volta – mi è capitato di seguire una puntata di The voice of Italy. Non preoccupatevi, siamo ancora alle selezioni, se non ho capito male la dinamica del gioco che comunque è sulla falsa riga di X-factor. Tra i giudici del talent c’è il caro vecchio Piero Pelù, voce dei Litfiba che poi sono uno dei gruppi italiani che ho amato di più ma solo nella fase fino a “17 re”, il resto ve lo lascio senza problemi. I Litfiba degli esordi sono facilmente categorizzabili nel filone post-punk, quindi più della famiglia dei musicisti scarsi e di quel versante lì. E io me lo sono sempre immaginato più affine come gusti a quello che ascolto io, quindi sicuramente nel quadrante del rock tecnicamente disimpegnato e del post-punk, anche se ho seguito con la coda dell’occhio la deriva tamarra che da Cangaceiro in poi Pelù ha preso, secondo me non per colpa sua. Ora, sapete come funziona The voice of Italy. I giudici ascoltano i candidati e poi, se sono di loro gradimento, cercano di attirarli nella propria scuderia per tentare la vittoria del gioco con il favore del pubblico. Il ruolo assegnato a Pelù, tra gli altri giudici che sono J-Ax, Noemi e DJ Francesco con suo papà, è quello di aggiudicarsi le voci più rocckettare, tra look e gestualità degne del peggio metal anni 80. Nella puntata che ho seguito si è presentata una ragazza che sembrava uscita da un video degli Scorpions e indovinate sotto le ali di quale mentore si è accomodata. Quello che non ho capito, in conclusione, e che chiedo a voi è: da che parte sta Piero Pelù? Sta con i capelloni cotonati e dalle chitarre a V oppure con i Clash?

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