il guerrilla reading riflette esattamente l’idea che chi non legge ha di chi legge

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Ho esercitato il mio diritto a leggere a voce alta in pubblico solo una volta, durante un viaggio in traghetto verso la Sardegna. Bivaccavo su un materassino gonfiabile fiero del mio passaggio ponte, in compagnia di altre centinaia di viaggiatori senza cabina, e sapete come funziona quando si stanzia in tanti nello stesso posto. Se tutti parlano a voce alta, telefonano, non si premurano di imporre ai figli di fare meno baccano, quel posto diventa un inferno. Per farla breve, una piccola comitiva di gente di mezza età ma in piena adolescentizzazione e euforia da ferie da single discorreva con un tono inappropriato per l’ambiente, proprio mentre ero alle battute finali di non ricordo che libro (sicuramente un autore USA). Così, mi sono detto, perché non leggere ad alta voce? Forse i passaggi di quel libro hanno meno dignità delle loro chiacchiere?, mi sono chiesto. E il messaggio è passato. La comitiva di supergiovani, sbalordita e distratta riguardo all’argomento della loro conversazione dal mio comportamento, dopo qualche minuto ha desistito, preferendo quattro passi sul ponte scoperto a godersi le sigarette controvento e i battibecchi tra i cani costretti ad altrettanta socializzazione forzata.

Si tratta, ovviamente, di un caso limite, una rivalsa, il tentativo di riappropriarsi di un diritto non dico al silenzio ma al rispetto altrui. Ora, non so se avete letto questo articolo e, come vi è scritto, davvero provate a immaginare di “salire sul tram e che a un certo punto la vostra insospettabile vicina di posto inizi a leggere ad alta voce un brano del libro che ha in mano. E, finito lei, che inizi a leggere il tizio lì in piedi davanti a voi e poi una signora là in mezzo e così via”, con l’obbiettivo di farvi “alzare gli occhi dai telefoni cellulari e a catturare l’attenzione con delle pillole di letteratura scelta”.

Da lettore compulsivo e pendolare senior e certificato – uso mezzi pubblici per recarmi a destinazione quotidiana dal 1986 – vi dico che il guerrilla reading riflette esattamente l’idea che chi non legge ha di chi legge. Gente boriosa che si sente superiore solo perché tiene un libro, possibilmente tradizionale e cartaceo, in mano. Che poi è proprio così, ne sono fermamente convinto e guai a chi sostiene il contrario. Solo che credo non sia questo il modo per far pesare in modo appropriato, a chi non legge, il fatto di essere degli ignoranti, gretti e zoticoni affetti da pigrizia mentale e schiavitù digitale. Ci sono biblioteche pubbliche che attirano con varie iniziative l’ampia fetta di popolazione che non è loro utente, e che probabilmente coincide con chi non legge, per poi infondere in loro il germe della lettura passando da altre vie e prendendola alla larga rispetto a sbattergli in faccia quel che meritano.

Noi lettori siamo superiori a voi non-lettori, a meno che siate non-lettori ma lettori del mio blog e quindi, considerando che state dando credito a un aspirante scrittore americano, va bene lo stesso, ma ci vuole tatto nel mettere i non-lettori di fronte alla responsabilità del collasso della società come la conosciamo e della quale abbiamo appreso la conformazione proprio leggendo dei romanzi su cui c’era spiegato per filo e per segno, oppure raccontato tramite storie esemplificative, quello che siamo. E lo so che ai tempi dell’Internet ci sono diverse forme di lettura, ma – e ne abbiamo già parlato – quella di battute da due righe per volta postate dal vostro vicino di casa, a meno che il vostro vicino di casa non sia un autore affermato o Umberto Eco, non rientra in questa disciplina.

Ma c’è una seconda lettura, non necessariamente a voce alta, di questa iniziativa. Potremmo infatti tentare un diverso tipo di esperimento per esorcizzare la fobia di qualunque flash-mob o sentinellismo in piedi che sia che hanno certe persone, me in primis. Assistere a una qualunque performance fuori contesto, malgrado mi auto-annoveri tra le file dei situazionisti radicali, mi fa letteralmente sbarellare. Non vi nascondo che, se mi fossi trovato accerchiato da reading-guerriglieri, avrei afferrato armi e bagagli e sarei saltato giù dal tram. Così ho pensato che potremmo ingaggiare qualche lettore arabo e chiedergli di fare altrettanto mettendosi a leggere, nella sua lingua madre, qualcosa a voce alta, su un mezzo pubblico gremito di persone, e poi vedere che succede.

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