un incontenibile aprile

Standard

Pensavo di esserci finito dentro come si fa con i bacini artificiali che si formano a ridosso degli attraversamenti pedonali, quando piove di brutto e si deve riflettere per trovare il punto meno peggio e non fare il passo più lungo della gamba. Le auto che corrono veloci e ti lavano da capo a piedi esistono solo nella fiction o nelle città in cui ci si sposta ancora camminando muniti di impermeabile e ombrello, senza contare che, dalle mie parti, in certe strade se vedi un pedone ti devi preoccupare: nessuno si muove senza un tetto in lamiera sopra la testa. Ma avrete notato anche voi che è da un po’ che non piove e anzi stiamo vivendo una temperatura particolarmente superiore alla media, quindi il fatto non sussiste. Per questo mi trovate d’accordo con chi sostiene il contrario, e cioè che è il mese aprile che è esondato dai suoi margini pre-primaverili e ci ha impregnato tutti con i suoi forti odori di vita, di stimoli e di ormoni dell’accoppiamento. Io non amo vaccinarmi contro l’entusiasmo stagionale, non faccio nessuna crociata contro chi sceglie di farlo – e non venitemi a dire che è un comportamento da irresponsabile perché mette a repentaglio la salute altrui perché non ci credo – ma preferisco curarmi con i metodi naturali e, devo dire, fino ad ora mi è andata di lusso.

Ultimamente sto provando una nuova bolla musicale che mi isola perfettamente dal resto creando un regime asettico in cui nulla di aprile riesce a penetrare. Non sto a dirvi il materiale perché non è questo lo spazio più adatto e poi basta cercare su Google, sappiate comunque che è praticamente indistruttibile, la si può usare ovunque – in auto, sul lavoro, a casa, a spasso, mentre faccio sport – e da fuori mi conferisci quell’aria che suscita l’interesse altrui che con l’età oramai era completamente da rifoderare e non vi dico i preventivi che mi sono fatto fare e che ho sentito in giro. Stamattina l’ho provata addirittura in una situazione estrema: ero in ritardo e stavo correndo con lo zaino porta-pc sulla schiena e mi sono persino morsicato la lingua, che è una delle cose più fastidiose collaterali al modo in cui siamo stati progettati. Inutile dire che nella bolla musicale c’è un’acustica degna di un auditorium di Renzo Piano, non ci sono limiti di memoria nello storage delle vostre playlist preferite, nessuno verrà mai a lamentarsi del volume tanto è perfetta l’insonorizzazione dell’involucro e ci potete stare come vi pare, anche con le crocs tarocche come le mie, o in mutande come fanno quelli meno attenti al look.

Poi è chiaro: siamo uomini, anzi, siamo maschi e le nostre nevrosi ce le portiamo anche lì dentro. Ne ho vista una uguale alla mia ma con i led colorati, tanto per fare un esempio. Io la tengo abbastanza disordinatamente, un po’ come la scrivania dell’ufficio da cui, quando entri in agenzia, capisci subito qual è la mia postazione. Un tizio che conosco si è fatto persino un soppalco, avete capito di chi sto parlando, e tra un po’ fioccheranno i raduni dei proprietari di bolle musicali custom allo stesso modo dei fanatici delle Harley Davidson o delle auto d’epoca. Se volete sapere la mia, di nevrosi, potete immaginarla. Se non ci sto dentro almeno un po’ ogni giorno vado in tilt, come quando mi vedo sottrarre il tempo per coltivare il mio blog o qualcosa/qualcuno mi impedisce di andare a correre. Che sia aprile o che sia maggio o novembre o il mese che non c’è non cambia nulla, siamo fatti così e potete pure commentare il contrario tanto, con la mia bolla musicale, non vi sento.

2 pensieri su “un incontenibile aprile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.