se fossi ricco pagherei Mario Biondi per cantarla così

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I bambini di oggi probabilmente guardano meno tv dei bambini di ieri che eravamo noi, o comunque guardano la tv in modo diverso perché è cambiato radicalmente il concetto stesso di tv. Scusate se la prendo alla lontana ma vorrei solo fare il punto prima di dirvi quello che ho da dire: all’inizio c’erano le famiglie sedute sul divano che non avevano bisogno di cambiare canale con la pubblicità perché la pubblicità, ovvero Carosello, era un vero e proprio spettacolo e poi non la si vedeva altrove durante i programmi. Poi la pubblicità in tv ha iniziato a essere anche prima e dopo i programmi ma nessun membro della famiglia si sarebbe mai sognato di alzarsi a cambiare canale un po’ perché non c’erano ancora i telecomandi e poi perché di canali ce n’erano solo due. Poi è arrivato il telecomando e le tv commerciali e da lì è iniziato il concetto di zapping per ammazzare il tempo mentre il film che stavamo seguendo stravaccati sul divano era stato interrotto per la pubblicità. Questo fino alla tv a pagamento e poi a Netflix, in cui con la tv ci facciamo un po’ quel che ci pare, tanto è flessibile, e grazie a questa modalità ci possiamo rendere conto di quanto fosse fastidioso sopportare un film o un programma interrotto dalla pubblicità anche se vi ricordo che noi non millennials lo abbiamo fatto per gran parte della nostra esistenza.

Ecco, questo excursus mi serve per identificare il punto, anzi il momento esatto, in cui gli spot hanno bombardato la testa di noi bambini che guardavamo tanta tv, così tanta che le canzoncine degli spot oltre che fissarsi indissolubilmente nella nostra memoria diventavano anche oggetto di parodie, la maggior parte volgari. Vi ricordo brevemente le due più celebri.

La prima, quella dei tortellini Fioravanti, si perpetrava oralmente di bambino in bambino in una versione fin troppo elaborata che diceva cose tipo “con sei uova di ramarro / ed un chilo di catarro / carne marcia topolini / ecco i veri tortellini / sono buoni sono tanti / tortellini Fioravanti”. Un capolavoro di stupidera da scuola elementare, non trovate? Il secondo esempio è meno elaborato e, per questo, senza dubbio più efficace e gioca sull’assonanza dell’ultima rima: “le stelle sono tante, milioni di milioni” e poi, al posto della chiusura con la brand awareness, come si dice oggi, si cantava “non rompermi i coglioni” e lì ci si piegava in due dalle risate, e scusate se eravamo così semplici, una volta.

Ora, da qualche tempo, alla tv girano alcuni nuovi spot della Negroni in cui il celebre jingle è stato re-interpretato in chiave soul-acid-lounge-jazz o qualcosa del genere addirittura dalla cavernosa e alquanto sexy voce di Mario Biondi, non so se vi è capitato di vederne uno:

Io l’ho notato solo ieri sera per la prima volta, e ho pensato che forse per che una canzone così vittima di una delle parodie più note della storia dell’advertising di tutti i tempi, non so quanto sia valsa la pena farne un remix in salsa suadente per di più come colonna sonora di affettati e cubetti per la carbonara. Resta il fatto che, se avessi i soldi, ingaggerei Mario Biondi per farne una versione con il finale quello più noto, quello che ci canticchiamo ancora tutti quando vorremmo dire a qualcuno di non romperci i coglioni. E chissà se Mario Biondi, registrando il jingle, non ci abbia pensato sul serio e, questa variante, non esista per davvero.

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