la guerra semmai va fatta all’uso improprio delle parole

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Se un giorno mi troverò di fronte una classe di bambini cercherò di riproporre una specie di esperimento che ho visto fare in tv, non chiedetemi che programma fosse perché non ricordo. C’erano attori che recitavano di persona dialoghi o commenti originariamente scritti online, sulle chat o whatsapp o su Facebook e Twitter. L’obiettivo, come è facile immaginare, era di far cogliere allo spettatore il peso delle parole, la loro rotondità, la componente fisica che la scrittura banalizza e il significante stesso di ciò che comunichiamo digitalmente. Insultare o offendere con un font di sistema, anche con il caps lock, è molto diverso se traslato sul piano tridimensionale delle relazioni. Riprodurre quindi conversazioni social dal vivo potrebbe essere utile per imparare che il rispetto, la gravità, l’ironia e la sincerità sono fattori di cui tener conto anche se, apparentemente, non c’è nessuno a sentirci a pochi centimetri da noi, anche quando non si è ancora adulti.

Viceversa, un’attività di questo tipo potrebbe anche far acquisire maggiore responsabilità sulle cose che già diciamo normalmente, soprattutto se esposte alla comprensione del pubblico. Pensate a quanto potenti sono le parole che la gente dice in tv e alle conseguenze che possono avere. Parole comunicate a pioggia su milioni di persone hanno un potenziale non trascurabile. Un paio di sere fa ho seguito casualmente una manciata di minuti di Overland su Raiuno perché era dedicato ad alcune ex repubbliche sovietiche. Mi sfugge a proposito di quali paesi in guerra, ma uno dei conduttori, davanti alla telecamera ubicata sulla linea di confine tra i due eserciti, si è lasciato scappare un commento oltremodo sconveniente. A proposito dei morti dovuti a quel conflitto, ha suggerito al pubblico di riflettere su quante vittime sia in grado di mietere la politica.

Non mi aspettavo un messaggio così grave su Rai Uno e in prima serata. Non è certo la politica a causare le guerre, semmai è il contrario e la politica può essere utile a risolvere in modo diplomatico certe rivalità. Dire che la politica spinge gli uomini a imbracciare forconi, mitra e missili nucleari è una grossonalità degna di un popolo – il nostro – con gli occhi foderati di disinformazione. Ad oggi, soprattutto da noi, sono stati certi populismi frutto dell’anti-politica a gettarci nei baratri della nostra storia più recente impregnata da cima a fondo di banalizzazioni  e movimenti oscurantisti pronti a marciare contro la democrazia rappresentativa. La politica oggi fa schifo e puzza per la maggioranza, soprattutto tra i giovani, specialmente tra le menti più semplici formattate a partizioni digitali.

Un pensiero su “la guerra semmai va fatta all’uso improprio delle parole

  1. ilcomizietto

    Ci hai ragione plus, ma ormai la parola “politica” ha una doppia valenza. L’originale era molto positiva, l’attuale non molto. È così diffusa che all’inizio mi sembrava giusto quanto detto dal commentatore. Sì, è molto triste tutto ciò.

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