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attenzione pericolo: giornata di merda

Una mail appena svegli, una discussione di prima mattina, una vomitata del gatto ed è subito #giornatadimerda. Così noi esseri metà umani e metà trendtopic (che tra parentesi potrebbe essere il titolo di un nuovo bestseller “Uomini e trendtopic”) ci carichiamo il fardello del simbolo dell’hashtag sulle spalle e ci rechiamo al lavoro, consapevoli del fatto che si tratti di un carattere invisibile al di fuori dell’Internet tranne che per noi che lo trasportiamo come uno zaino porta-pc. Se piove, perché in una vera #giornatadimerda non c’è mai il sole che splende, l’hashtag si inzacchera e si gonfia come le pagine di un libro fradicio e prima di entrare in ufficio, a scuola, in fabbrica o in negozio ci tocca strizzarlo e scuoterlo come si fa con gli ombrelli. Ma la #giornatadimerda non si può lasciare all’addiaccio e le aziende non prevedono armadi o contenitori in cui custodire l’hashtag come le borse o i caschi per la moto. E il bello è che noi esseri metà umani e metà trendtopic la lasceremmo anche all’ingresso, la nostra #giornatadimerda, nella speranza che qualcuno se la porti via, scambiandola per un gadget di valore. Siamo pronti a scommettere che però, se così fosse, la nostra #giornatadimerda ci attenderebbe fino al termine del servizio come i cagnolini fedeli aspettano legati alle rastrelliere delle bici gli anziani al supermercato, con quella faccia e la lingua a penzoloni e quello sguardo che, passandogli davanti e gratificandoli con quei versi di tenerezza che riserviamo solo alle cose tenere che colpiscono la nostra sensibilità, dice solo che sono esseri che vivono solo per il loro padrone e quello che avrà nel carrello (non necessariamente cibo per animali). Invece sappiamo tutti delle multe che fanno in centro a chi occupa, con i propri hashtag, i parcheggi destinati ai veicoli a due ruote e così siamo costretti a tenerceli sotto la scrivania, con la puzza di hashtag bagnato che emanano e nell’attesa che i modernissimi impianti di riscaldamento a pavimento ne asciughino il manto. E non provate nemmeno a lasciare sul posto di lavoro la vostra #giornatadimerda perché il giorno successivo la trovereste espansa come un alien che si nutre di non si sa bene cosa se non della propria essenza di #giornatadimerda. Al rientro, poi, molte #giornatadimerda sono così ingombranti che non riuscireste nemmeno a farle trottare da sole verso casa. Il mal di schiena vi costringerà a prenderle in braccio, come si fa con quei barboncini presuntuosi che pensano di avere le zampette d’oro che non si possono sporcare dei resti sudici di noi esseri metà umani e metà trendtopic e, giunti a casa, dovrete necessariamente riempirle di attenzioni per indurle al sonno precoce e permettervi, almeno, una boccata d’aria ai piedi della loro cuccia, dopo la ninnananna, facendo sì che una #giornatadimerda non sia declassata a #seratadimerda.

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