alcuni aneddoti dal mio futuro

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quando alla radio mettono una canzone che conosco

C’è una bella differenza tra mettere un disco o un pezzo su Spotify e sentire la stessa canzone alla radio. La musica suona diversamente quando la programma uno sconosciuto perché subentra il fattore sorpresa, l’effetto che fanno le affinità elettive di qualcuno negli studi di un’emittente che ha i tuoi stessi gusti e le conseguenti farfalle nella pancia che ti si liberano quando ti destreggi nel traffico o quelle rare volte in cui sei a casa e hai la radio accesa. Parte il pezzo e la prima cosa che pensi è oddio, ma è proprio quel pezzo che conosco solo io? Poi ti sinceri che nell’autoradio non ci sia un CD o che qualcuno non ti abbia hackerato il telefono per collegarlo all’hi-fi della macchina e abbia lanciato uno tra i milioni di mp3 contenuti nei centoventotto giga di memoria su cui ci sta praticamente tutto il sapere musicale umano degno dei tuoi gusti. Quindi ti convinci che è tutto vero: da qualche parte lassù nell’etere c’è un dj o un algoritmo che ha scoperto, come te, quella band e quell’album che credevi di essere l’unico sulla terra. E se è così c’è speranza per il genere umano e il mondo che abbiamo preso in prestito. Non tutto volge verso le brutture indotte dalla musica di merda, non fa tutto schifo, non è tutto reggaeton, la vita è bella. Cantiamo insieme alla radio le parole di questa canzone che conosciamo solo io e chi l’ha trasmessa prima che finisca e prepariamoci a scoprirne tante altre, prima di tutti gli altri.

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