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Imagine – A Perfect Circle

La maniera più elementare per insegnare la differenza tra maggiore e minore in musica è associare il primo modo alla serenità, il secondo alla mestizia. “Jingle Bells” è in maggiore, l’”Adagio di Albinoni” – che poi non è di Albinoni – in minore. Se avete studiato musica qualche riferimento a questa dicotomia vi sarà stato presentato, magari con esempi diversi. Se invece ne eravate all’oscuro e, grazie a questo incipit, avete pensato “cazzo, è vero”, divertitevi a cercare su Youtube gli esperimenti e le gag sui pezzi trasformati da maggiore in minore o viceversa (anche se fanno più ridere i primi) e constatate come passano all’opposto delle intenzioni di chi li ha composti. Ce ne sono migliaia, basta digitare “major key” o “minor key” nel campo di ricerca e il gioco è fatto.

Gli A Perfect Circle partono già con il piglio di chi non ha tanta voglia di scherzare e, con “Imagine” di John Lennon, sono andati fino in fondo. “eMOTIVe”, l’album che la contiene, è infatti una raccolta di esercizi di stile, da questo punto di vista. L’obiettivo è mettere sottosopra la speranza, l’ottimismo e anche la tranquillità in un momento piuttosto greve per la politica estera americana e per il mondo intero. È il 2004 e i fronti in cui l’esercito statunitense e i suoi alleati ci danno dentro con l’esportazione della democrazia non sono pochi. Di rimando, i messaggi di insofferenza verso il modello occidentale iniziano a palesarsi con una certa ricorrenza. Questo per dire che c’è poco da stare allegri e l’uso di una chiave di lettura pessimista per interpretare le cose può essere perfettamente in linea con l’indole già tutt’altro che leggera di Maynard James Keenan e soci.

Il risultato è una “Imagine” al contrario, una canzone di una cupezza senza confronti. A poco più di trent’anni dalla sua composizione, l’inno pacifista per eccellenza viene scardinato nella sua essenza tanto da diventare una straziante marcia funebre della civiltà come la conosciamo. Si passa a un livello superiore e decisivo in cui non c’è più niente da fare: se la versione originale voleva volgere le coscienze al primato della fratellanza, il nuovo arrangiamento ne accentua il fattore parodistico. I sognatori hanno perso, e l’idea di un unico paese in cui vivere tutti insieme – quello dell’economia globalizzata – non è certo ciò che aveva in mente John Lennon. Il video ne accentua, quindi, l’intento. La fine del mondo è prossima e descriverla con i versi di chi si era impegnato per arginare il decorso è il paradosso più eclatante.

“Imagine” in modo minore è la cover perfetta e, allo stesso tempo, la prova che basta qualche alterazione nella scala per dare un peso e un significato diverso alle parole e alle intenzioni con cui è nata una canzone. D’allora in poi, per insegnare la teoria musicale, gli A Perfect Circle possono risultare più che efficaci.

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