cuori in affitto

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Il signor Risso ha solo una cosa in comune con il signor Garaventa: lo stesso inquilino per i rispettivi appartamenti in affitto, in tempi diversi ma so che con i miei lettori non è il caso di specificarlo. L’individuo in questione ha dapprima abitato nel monolocale di Risso e poi, mosso dall’esigenza di poter disporre di più spazio, si è trasferito nella casa che fa parte dei possedimenti del secondo. Un quinto piano con due camere da letto, cucina abitabile e una bella sala. Per il resto sono due proprietari di immobili completamente diversi, soprattutto per le posizioni sul matrimonio. Risso non perde occasione di consigliare al suo locatario di non sposarsi mai. Vive con la moglie ma ha una figlia adulta, la suocera e una cognata rimasta vedova in accollo, e possiamo capirlo. Garaventa invece ha qualche problema con la prostata e quando deve soprintendere ai lavori di ordinaria manutenzione del monolocale – ogni volta ce n’è una nuova, ma non si può pretendere troppo da un edificio di epoca medievale se non risolvere alla fonte il problema e cioè spianarlo per far posto a una palazzina con tutti i crismi della modernità alla faccia delle belle arti – approfitta del bagno, lo vede conciato come la latrina di un centro sociale e chiede al suo inquilino che cosa aspetti a dotarsi di una moglie a disposizione, immagino sottintenda per pulire il cesso. Una trama che si risolve ventitré anni dopo, come nel film “Interstellar”. Il nostro cuore in affitto ha comprato casa e ha imparato a fare pipì seduto sull’asse come fanno le ragazze, così non rischia di sporcare e che moglie e figlia giustamente si incazzino per la mancanza di rispetto. Quella sera d’estate danno “Interstellar” su Italia 1 ma dentro al televisore, al posto di Matthew McConaughey e Matt Damon, ci sono il signor Risso e il signor Garaventa che vogliono che qualcuno che sta guardando il film decodifichi un messaggio, una serie di coordinate che confermano che è fuori dal tempo e da qualunque dimensione seguire un qualsiasi film, nel 2021, su Italia 1, con tutte le piattaforme di streaming che ci sono al mondo. Perché si ostinano a trasmettere film? Ogni cinque minuti parte un’interruzione pubblicitaria e se già di “Interstellar” non si capisce un cazzo di certo, tutto questo tira e molla, non aiuta.

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