la bolla dell’arte contemporanea

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Molti artisti contemporanei specializzati nelle video-creazioni e nel visual tout-court utilizzano bolle, magma, fluidi e materia riconducibile allo stato semi-liquido resa attraverso riprese o creata con la computer graphic in 3D. Masse vere o finte che si muovono lentamente e che, se ci pensate, possono rappresentare qualunque cosa. Il tempo, lo spazio, l’amore, la vita, la morte, la natura, il pensiero, l’angoscia, il benessere, il caldo, il freddo, il passato, il futuro, mia sorella, il progresso, i rifugiati politici, i cambiamenti climatici, una cazzo di materia informe e vivente. Una specie di slime – se avete a che fare con i bambini sapete di cosa parlo – di qualsiasi colore che, spostandosi, crea delle bolle che possono essere interpretate come un tentativo di contatto tra l’arte e la realtà. Bocche di non si sa bene che cosa che tendono la loro pellicola trasparente sino a farla esplodere per dirci qualche cosa e a mostrarci l’interno. Che poi, a essere sinceri, dentro non c’è un fico secco. Anche la creatività nella realtà virtuale e immersiva si bea di questa formula. Le istruzioni a corredo delle installazioni di questo tipo spaziano tra la rana e la fava ma poi, indossato il visore e le cuffie insonorizzanti, ci troviamo di fronte al solito blobbone di materiale pseudo-liquido o pseudo-gassoso mutevole di forma che ci gira intorno, cerca di inglobarci, cambia colore a seconda di come muoviamo la testa, il tutto corredato da un sottofondo di rumori in loop che sembrano sempre gli stessi indipendentemente dalla performance a cui stiate assistendo. Sono in molti a chiedersi se l’impressione che l’artista contemporaneo faccia delle cose a cazzo ce l’avessero anche ai tempi di Michelangelo, mentre l’artista dipingeva l’affresco della Cappella Sistina. Tra qualche secolo i posteri osserveranno – chissà con quale tecnologia – questi video di bolle e ne daranno la corretta interpretazione.

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