impatto

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Se qualcuno sviluppasse un generatore random di modelli della Volkswagen non avrebbe molte variabili da inserire, a partire dal nome che dovrebbe necessariamente iniziare con la lettera T e dallo stile, considerando che la casa automobilistica tedesca non fa altro che mettere sul mercato automobili tutte uguali. Mi riferisco alla T Cross, alla T Roc, alla Tiguan (che a questo punto avrei chiamato direttamente T Guan) e alla nuova Taigo (che a questo punto avrei chiamato direttamente T Aigo, anche se leggendo il gioco di parole non fa ridere come gli altri).

Immagino che si intende di macchine – questo non è certo un blog di motori – sia in grado di dimostrarci che non è vero e che si tratta di vetture con sostanziali differenze, ma ai meno appassionati sembrano una serie di crossover molto somiglianti tra di loro, più o meno tendenti al SUV. Pensate alla potenza di questo brand teutonico: sforna classici senza età come la Golf e la Polo e si può permettere di mandare in pensione design che, da un punto di vista estetico, non hanno paragoni, e mi riferisco alla Touran che non mi sono mai potuto permettere, come del resto tutte le altre Volkswagen, ma che rimane ad oggi la macchina dei miei sogni, al numero uno di qualunque classifica a quattro ruote.

E se volete sapere da dove derivi questa mia inusuale spregiudicatezza nel diffondere ininfluenti pareri per il settore dell’automotive è molto semplice. La terza età mi ha avvicinato al canale tv Motor Trend e a quei programmi in cui ci sono due tizi – a volte inglesi a volte francesi, uno che fa il commerciale e uno che si occupa del lavoro sporco in officina – che acquistano automobili vecchie a prezzi stracciati e le risistemano per poi rivenderle, unendo la voglia di fare margini alla passione per certe macchine d’altri tempi. Forse ne avevamo già parlato, ma la cosa più sorprendente di questa trasmissione è il linguaggio tecnico. Si parla di componenti meccanici che potrebbero essere inventati di sana pianta. Mi chiedo, comunque, come se la sbrighino i traduttori a ogni episodio, se davvero esista una parola in italiano corrispondente al nome in inglese di ogni pezzo e se c’è qualche spettatore all’altezza di capire se il meccanico – che spesso lavora a mani nude senza sporcarsi mai di grasso – ci sta prendendo per i fondelli. I motori, in quanto a linguaggio specifico, sono secondi solo alla medicina.

Non c’entra granché, ma questo interesse per Motor Trend è coinciso con l’esigenza di cambiare la macchina. Ora non vi sto a raccontare la storia che c’è dietro alla scelta che mia moglie ed io abbiamo operato e nemmeno il tempo che abbiamo dedicato alla ricerca. Fatto sta che un paio di sere prima di confermare l’acquisto – un modello nuovo che, come tutte le auto nuove, sarebbe arrivato a sei mesi dalla firma del contratto – ho sfasciato l’auto ma non quella che dovevamo cambiare, bensì quella che in famiglia chiamiamo city car, ovvero la seconda vettura che comunque è fondamentale, considerando che entrambi lavoriamo in luoghi non raggiungibili dai mezzi pubblici con tempistiche accettabili. Un imprevisto che ha cambiato le carte in tavola. Ci siamo immediatamente orientati verso una km zero in pronta consegna – merce rara al momento – e che, grazie a un colpo di fortuna, siamo riusciti ad aggiudicarci anche se a un prezzo tutt’altro che conveniente.

Nelle scorse settimane sono venuto così in contatto con almeno una decina di venditori di automobili. L’esperienza è stata a dir poco sbalorditiva. Ho incontrato persone non solo preparate e tutt’altro che incalzanti nella gestione del rapporto interpersonale di carattere commerciale. Probabilmente il momento a favore dell’offerta, grazie a una forte domanda, rende gli operatori del settore particolarmente rilassati, collaborativi ed empatici. La cosa mi ha reso molto più incline a sborsare la cifra che, comunque, trovo irragionevole per una macchina. Non è vero, ma me lo dico per abbattere ogni dubbio che mi è rimasto. Sarà davvero una macchina di cui sarò soddisfatto?

Comunque, la colpa dell’incidente è tutta mia. Una leggerezza che, per fortuna, non ha avuto conseguenze – se non all’automobile, che è da buttare – e mi fermo qui, anche se sarebbe stato meglio se mi fossi fermato prima, nel senso di prima di sbattere. Ho provato a tornare indietro nel tempo, a riavvolgere il nastro a qualche secondo prima per affrontare quel cambio di corsia in modo meno avventato, ma ho capito che non si può. Il fatto è che non c’è niente di più allarmante del rumore di uno scontro tra auto rivissuto nella testa a posteriori. Che impatto. Che botta. Speriamo che lo schianto si confonda presto con gli altri fragori della vita, quella di tutti i giorni, quella che continua.

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