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So che gli amanti del paranormale stravedono per quelle trasmissioni realizzate con materiale proveniente dalle tv a circuito chiuso – ora soppiantate dalle più economiche webcam per la videosorveglianza – raccolto durante le ore in cui gli ambienti risultano inabitati (o almeno dovrebbero esserlo) quindi durante la notte, i weekend o il periodo di chiusura per ferie. Al netto delle sortite di gatti e altri animali o, nei casi peggiori, di malintenzionati a caccia di refurtiva, il motivo di attrazione per questo segmento di pubblico è costituito dagli oggetti che si spostano da soli o altri fenomeni difficili da giustificare attraverso elementi razionali.

E probabilmente sono le anime dei docenti estinti, lungo i tanto vituperati quattro mesi di ferie dei colleghi ancora in attività, che nel corso dell’estate si divertono a tornare di ruolo nei luoghi che li hanno visti protagonisti per una vita e mettere a soqquadro classi, laboratori e aule dedicate. Altrimenti non si spiegherebbe lo stato in cui si presentano le scuole alla loro riapertura verso fine agosto, quando il personale più volenteroso – spesso ancora in vacanza – comincia a scaldare i motori per il nuovo inizio. E se fosse possibile installare un sistema di video-sicurezza interno agli spazi didattici senza generare una levata di scudi per la violazione della privacy, sono certo che potremmo ricavare girato per intere stagioni utili a programmi del calibro de “Il boss del paranormale” o “A caccia di fantasmi”.

Il punto è che non si spiega che cosa accada nel corso della serrata agostana, dentro le scuole. So di certo che collaboratrici e collaboratori (quelli che, giustamente, non bisogna più chiamare bidelli) prolungano il loro servizio ad anno scolastico ampiamente chiuso per tenere in ordine i locali mentre studenti e docenti si trasferiscono al mare o in montagna. Poi vanno in ferie anche loro, ed è nel corso di quella manciata di settimane che le scuole probabilmente si infestano di entità inquiete tanto che al rientro le classi risultano irriconoscibili.

Ma i meno superstiziosi riconducono le macerie che si presentano all’avvio del nuovo anno a inconfutabili spiegazioni scientifiche. I tornado che avviluppano in violenti vortici banchi e sedie per poi ammassarle in fondo all’aula. Uragani di polvere che si riversano sul materiale didattico dentro e fuori gli armadi. Violente scosse sismiche che alterano il posizionamento dei proiettori delle LIM rendendo necessario una nuova taratura. Tempeste elettromagnetiche che mandano in tilt la rete wireless e non so quale tipo di radiazioni in grado di mettere ko il sistema operativo dei pc di classe e di laboratorio, quell’effetto per cui al primo avvio si presenta la schermata nera con gli arcani segnali in linguaggio macchina provenienti da chissà quale civiltà estinta.

Uno tsunami a cui si aggiungono i lavori di manutenzione ordinaria a cui le amministrazioni comunali più lungimiranti provvedono nei momenti di stop dell’attività didattica (il che vi sembrerà una banalità, eseguire lavori strutturali a scuole chiuse, ma, credetemi, non è assolutamente detto, perché spesso gli interventi di operai, muratori ed elettricisti del comune – che seguono il calendario dei lavoratori pubblici – vengono fatti coincidere con le ore di lezione).

A scuola c’è sempre qualcosa da fare: muri da ristrutturare, caldaie da sostituire, illuminazione da riparare, cablaggi da aggiornare e arredi da montare e posizionare. Negli ultimi due anni, poi, i PON – Programmi Operativi Nazionali, le iniziative in cui il Ministero mette a disposizione cospicui investimenti per modernizzare la scuola, si susseguono senza tregua. La scuola, sotto questo profilo, non conosce pace. Da me, per farvi un esempio, quest’anno hanno rifatto la rete e a breve sostituiranno le LIM più obsolete con i nuovi display interattivi. La scorsa estate hanno sostituito i vecchi neon con un sistema di lampade di ultima generazione che si spengono quando in classe non c’è nessuno e si accendono a seconda della luce che c’è fuori. Due anni fa hanno cambiato gli infissi e l’anno prima avevano messo il cappotto termico alle pareti esterne. Mi sono chiesto se non si faceva prima a buttare giù tutto per ricostruire da capo, ma sono certo che chi ha deciso sa il fatto suo.

E il fatto è che queste preziose opere di ristrutturazione purtroppo sporcano, lasciano teli di copertura e stracci in giro, residui di vernice sulla cattedra e cose alla rinfusa. A memoria di insegnante non c’è anno scolastico in cui l’esperienza del nuovo inizio abbia trasmesso la sensazione di entrare in una macchina nuova, silenziosa, pulita e igienizzata, con i sedili confortevoli e facili da posizionare a seconda delle nostre richieste di comodità, pronta a partire senza dare problemi, magari con uno di quei pulsanti che usano adesso e che rendono superfluo l’impiego di chiavi, il volante in pelle per una presa sicura ma allo stesso tempo arrendevole, e, perché no, anche bella da guardare e che ti viene voglia di tenerla con cura.

Invece, i giorni a ridosso del primo collegio docenti sono quelli in cui si va a scuola con le bermuda cargo e la maglietta da campeggio. Si spostano armadi pesantissimi che qualcuno ha voltato con le ante verso il muro (il rischio che qualcuno entri per rubare acquerelli è all’ordine del giorno), si sale su scale per raggiungere le viti più in alto che si sono allentate, ci si sporca mani e scarpe con i calcinacci, sudando come maiali e lottando contro i pruriti provocati dalle zanzare agguerritissime.

E forse saranno queste le immagini video che verranno trasmesse nell’episodio della nuova stagione de “Il boss del paranormale” dedicato alla scuola dei misteri. Docenti che, fuori dall’orario di servizio, rimettono in sesto un intero sistema fondamentale per la società che, non si sa come e non si sa perché, a ogni ripresa impone di ricominciare tutto da capo.

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