scusate l’interruzione

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Non sarebbe un vero elenco delle cose che non ho portato a termine nella mia vita se non fosse parziale perché, nel caso, almeno una l’avrei finita e invece non voglio darmela vinta. Non ci sono mai riuscito, anzi, non mi sono mai impegnato abbastanza, continuo a rimproverarmi. E come certi litoranei intervallati da villette incompiute per non dover pagare chissà quale imposta sconveniente, dietro di me c’è una distesa di cose lasciate a metà, il più delle volte meno della metà, degna di un parco archeologico alla mercé di incuria e tombaroli, con un settore che addirittura è stato meglio transennare per tenere alla larga i curiosi e che è quello degli impegni non mantenuti.

Perché se il conservatorio o il corso di giornalismo o quello di musicoterapia abbandonati, tutto sommato, visti da qui possono avere un che di folcloristico – be’ dai comunque a qualcosa quel poco che hai imparato ti è stato utile – altri progetti lasciati avvizzire per una graduale perdita di entusiasmo a scapito delle persone con cui erano partiti – band, riviste online e collaborazioni varie – meglio destinarli all’oblio della storia.

Per trasformare la stortura dell’inaffidabilità in un punto di forza ho pensato così di ridurre le aspettative. Riesco ad arrivare all’ultima pagina dei libri, e non vi dico la sensazione di compiutezza che provo quando li riporto in biblioteca. Sono in grado di resistere fino alla scena finale dei film che mi disturbano, perché ho imparato a convincermi che sono attori, quelli, mica persone in carne e ossa. Scrivo storielle che stanno in una paginetta, e per i romanzi sarà per un’altra vita. Per questo, la scuola primaria è perfetta per me. Dicono che la soglia dell’attenzione nei bambini non superi i 20 minuti e chi sono, io, per essere meglio di loro.

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