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Prima ho chiesto alla signora che abita nella Opel Insigna qui nel parcheggio dietro casa mia se preferisse occupare lei, con la sua vettura, il posto all’ombra sotto gli alberi dell’aiuola centrale. Non ho ricondotto il suo rifiuto al fatto che, in estate, lasciare una macchina alla mercé di certe piante in piena fioritura è un rischio che non tutti amano correre. Il confort dell’ombra in queste giornate dal clima surreale lascia il retrogusto appiccicoso di quel polline che concia la carrozzeria da sbattere via. Lei si era messa di sbieco ed era ferma ma col motore acceso. Ho indugiato qualche istante e poi, non vedendo reazioni, mi ci sono infilato io. Sono sceso e mi sono rivolto a lei come se non l’avessi mai notata cenare con junk food e dormire in auto, da un mese a questa parte. Ogni tanto scende a fumare una sigaretta con grande dignità – non sembra nemmeno vestita male – ma state sicuri che quando la macchina è ferma con i finestrini giù lei è dentro l’abitacolo, anche se non si vede. Le ho parlato come se si trattasse di un vicino di casa come tutti gli altri, facendo finta di non sapere che, a differenza degli abitanti del quartiere, non è associata a un domicilio raggiungibile da un corriere Amazon. Non è sembrata sorpresa della mia offerta, so benissimo che sa chi sono da tutte le volte in cui scendo o per correre o per mettermi al volante. Potrei avvisare la polizia locale, in modo che la segnalazione giunga ai servizi sociali. Potrei darle una mano anche se giocare a carte scoperte abbatterebbe un muro di riservatezza che non è alla mia portata. Si sposta con la sua Opel da un posto all’altro del parcheggio per sfuggire il più possibile all’afa. Capita che l’auto sia vuota, qualcuno sostiene che si rechi al lavoro e che faccia la badante, durante il giorno. Nel frattempo la temperatura sale. Le ho chiesto se volesse lei il posto all’ombra ma mi ha dato una risposta distratta, come se non l’avesse per nulla notato ma, al contrario, stesse guidando per scorgere la giusta direzione in una metropoli sconosciuta malgrado ci trovassimo tra quattro fila di posti, in quel parcheggio striminzito. Forse attende il primo stipendio per cercarsi una sistemazione stabile. Vi tengo aggiornati.

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