kamikaze

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Una delle raccomandazioni che mi sono state fatte quando ho vinto il concorso e ho iniziato a lavorare nella scuola è stata di non diventare uno di quelli che raccolgono gli strafalcioni di alunni, colleghi, bidelli e personale amministrativo e poi tenere un diario, un blog, un profilo social o addirittura scrivere un libro e vendere milioni di copie e fare un pacco di soldi. Tranquilli, cari amici, vi prometto che non ho nessuna intenzione di diventare ricco sfondato. Quello degli errori grossolani costituisce un genere letterario banale, ampiamente sfruttato e che non fa ridere nessuno. È per questo che mi sono sempre rifiutato di pubblicare le foto di alcune scatole che ho trovato nell’armadio del laboratorio di informatica, nemmeno quella su cui qualcuno ha scritto “maus” o quell’altra la cui etichetta in pennarello riporta il contenuto e cioè un “ruter” e non è solo un problema di lingua. Le castronerie informatiche nel mondo della scuola meriterebbero infatti un capitolo a sé, e se potessi occuparmene in prima persona comincerei la storia narrando la leggenda metropolitana, da sempre consolidata nel comprensivo in cui insegno io, secondo cui i file audio mp3 delle prove Invalsi, dopo il primo e unico ascolto consentito, per una certa alchimia soprannaturale non permettono più di essere riprodotte. Stamattina una collega mi ha aggredito verbalmente perché – con un anticipo decisamente ampio rispetto alla campanella e quindi al riparo dal rischio di diffondere un segreto che, Fatima a parte, non ha eguali – ho testato la qualità delle casse della sua aula con l’audio della prova standard del listening di Inglese. Io pensavo scherzasse, poi altri colleghi mi hanno guardato nemmeno avessi bestemmiato. “Sei pazzo”, mi sono sentito dire. “Non lo sai che al secondo ascolto si bloccano e diventano inutilizzabili?”. Ho pensato a quale evoluta tecnologia di crittografia in dotazione al ministero potesse essere in grado di abilitare una funzionalità simile su file scaricati su dispositivi personali, poi ho velocemente passato in rassegna certe farneticazioni istituzionali sul digitale a cui sono quotidianamente esposto nell’ambiente in cui lavoro, ho fatto due più due e, tornato in me, sono scoppiato a ridere. Eppure, un mp3 kamikaze che, al secondo ascolto, si fa esplodere sul desktop potrebbe costituire l’incipit di un best seller di un nuovo genere letterario che coniuga l’intelligenza artificiale a un certo umorismo demenziale tipico di chi, come me, non fa ridere nessuno. Sentite questa: ti va di salire da me a vedere la mia collezione degli audio delle prove Invalsi degli ultimi cinque anni? Li metto con una certa frequenza, soprattutto quando voglio preparare per bene i miei alunni per il test più inutile di tutto l’intero percorso didattico e formativo, eppure funzionano ancora perfettamente. Non se ne è consumato nemmeno un bit.

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