Un po’ lo capisco il mio collega Fausto che si impone di trascorrere l’intervallo lungo – quello successivo alla mensa – in classe con i bambini seduti. Uscire in giardino simultaneamente insieme ad altre venti classi restituisce un’esperienza infernale, anzi talmente infernale che io l’inferno me lo immagino proprio così: un’ora intera in piedi sotto il sole con centinaia di bambini da sorvegliare, a pancia piena (tutti) e quindi con una scorta di energie in grado di sovvertire qualunque ordine precostituito (i bambini).
Se leggete tra le righe, comprenderete immediatamente che i rischi sono molteplici. A pancia piena significa che dopo qualche minuto si tolgono la felpa e si mettono in maglietta quindi possono prendere freddo se fa freddo mentre, quando fa caldo, sudano come dei maiali, condizione che mieterà vittime tra i soggetti più fragili al rientro in aula. Simultaneamente insieme ad altre venti classi vuol dire invece che, trascorsa una manciata di secondi, scatta il fuggi fuggi generale e si perdono di vista i propri alunni rendendo impossibile ogni velleità di supervisione. Vi sfido a riconoscere i vostri: sono tutti uguali, vestono tutti allo stesso modo, hanno tutti lo stesso taglio di capelli e, in velocità, è difficilissimo distinguerli.
La scorta di energie, infine, accumulata a pranzo, aumenta esponenzialmente il loro superpotere di incolumità. Il punto però è che i bambini di oggi, cresciuti negli ambienti virtuali, non sono capaci di giocare senza farsi male. I videogiochi e la realtà distorta in cui sono abituati a muoversi durante le attività digitali sfalsa l’idea di fisicità e la percezione del loro corpo nei confronti dell’ambiente circostante. In più, nonostante gli sport praticati, corrono goffamente senza guardare, si scontrano tra di loro allo stesso modo in cui lasciano che le loro proiezioni sullo schermo attraversino qualsiasi ostacolo composto da pixel, si inciampano e cadono inconsapevoli della materia di cui sono costituite le loro membra, il suolo e la natura, a partire dagli alberi.
Il collega Fausto ha raggiunto un record sorprendente di denunce di infortuni depositati in segreteria. Io sono un po’ meno fiscale perché tendo a minimizzare gli incidenti ma so che, prima o poi, la pagherò cara. Anni fa ho avuto una collega giovane che accompagnava i suoi fuori e poi si metteva gli auricolari per ascoltare musica per staccare del tutto, come se un docente in servizio potesse considerarsi in pausa tanto quanto i propri alunni. Un’altra alle prime armi invece non pensava che, durante l’intervallo fuori dalla scuola, ai maestri fosse vietato fumare. Non vi nascondo che non dispiacerebbe nemmeno a me, se il mio lavoro davvero fosse così. Quest’anno mi sono organizzato con un termos Bialetti che, nei giorni in cui tocca a me la mensa, riempio con una caffettiera intera di caffè la mattina e svuoto interamente dopo la frutta, con immenso piacere. Potete immaginare quanto un momento di relax, specialmente nella bella stagione, sia in grado di permettere agli insegnanti il raggiungimento di una condizione di perfezione.