prendersela con i frigoriferi

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Il tecnico Ivan le ha definite croce e delizia, proprio così, testuali parole. Sulle termovalvole programmabili che gli ho commissionato di sostituire con il modello manuale della stessa marca, una sorta di downgrade tecnologico, un rigurgito luddista ma come vedrete più che necessario, ci siamo trovati perfettamente d’accordo. Si tratta di esemplari di domotica pionieristica, al massimo di transizione, un po’ goffi e ingenui oggi che con un battito di ciglia si accende e spegne una lampadina o rispetto agli elettrodomestici che ci avvisano che il latte sta per scadere. Il fatto è che sono testine programmabili singolarmente e pensate prive di una piattaforma centralizzata in grado di impostare orari e temperature. Sono fornite di pulsanti minuscoli con i quali operare – avete presente gli orologi da polso Casio di una volta? – ed è possibile controllare i singoli settaggi sul display a cristalli liquidi di dimensioni irrisorie di cui sono corredate, probabilmente costruito per gente di ben altra età e prestazioni oculari rispetto a un vecchio presbitaccio di merda come me.

E comunque il signor Ivan mi ha dato ragione, anche se, come potete intuire, convenire con le ragioni del cliente fa parte del suo ruolo commerciale di venditore e installatore. Se mi avesse persuaso a desistere non si sarebbe intascato i 200 euro con pagamento diretto, come mi ha scritto via email, che in soldoni – è proprio il caso di dirlo – significa senza emettere fattura. In nero, insomma. Sostiene che le valvole elettroniche connesse alla rete wifi siano utili a famiglie che vivono poco la casa e che hanno bisogno di giocare con il riscaldamento da remoto e rincasare sempre in un ambiente confortevole. Da noi, tra mia moglie che è spesso in smart, mia figlia che si rintana in cameretta a preparare la tesi e la mia vita con i tempi da insegnante, ci trovate qualcuno a ogni ora.

In più, il modello che ho installato ormai più di dieci anni fa e che ho scelto di cambiare aveva mostrato diversi limiti in fatto di fragilità. Già due testine si erano guastate, per non parlare della velocità con cui le batterie si consumano. Per non parlare della necessità di riprogrammarle ogni volta che, per una ragione o per l’altra, si resettano. Prima la data, non vi dico quanto ci vuole per arrivare al 2026, poi i gradi desiderati a seconda della fascia oraria e se ti sbagli devi ripartire da capo, il tutto su ogni dispositivo. Per rinforzare il suo tentativo di farsi trovare nella sintonia più propedeutica al profitto esentasse, l’ho sorpreso con un paradosso comico che avevo congetturato poco prima e che speravo davvero mi venisse presentata, come poi accaduto, l’occasione perfetta per sfoggiarlo. In risposta a croce e delizia, il suo giudizio, l’ho steso sostenendo che l’app per il controllo remoto del condizionatore in tre anni, da quando l’ho abbiamo installato, l’ho utilizzata una volta sola, dal letto, una sera che non avevo voglia di alzarmi per spegnerlo.

Ed è stato solo allora che il tecnico mi ha confidato di essere proprietario di un’auto che fa tutto da sola. Si libera nel traffico attraverso un set di sensori che valutano la prossimità dagli ostacoli, accelera e frena mantenendo il veicolo in totale sicurezza e non necessita nemmeno di qualcuno con la patente che schiacci il pedale o manovri le marce. Lui si siede al sedile di guida ma c’è una scrivania al posto del volante su cui posiziona il suo portatile e così, mentre si reca agli appuntamenti, può tenere d’occhio le email e le fatture (quelle che fa) senza preoccuparsi di nulla. L’auto trova il parcheggio da sola in base alla disponibilità che incrocia in un dataset a cui attinge un modello di AI e tanti saluti. A volte, nelle lunghe trasferte, può proiettare sul parabrezza una serie Netflix o un programma tv ma, dall’esterno, per non distrarre gli altri automobilisti, nessuno si accorge di nulla.

Io, prima di uscire di casa, da oggi invece faccio il giro dei termosifoni e metto al minimo se non resta nessuno tanto, da quando abbiamo aumentato la classe energetica alla faccia dei detrattori del superbonus, in quattro e quattr’otto gli ambienti si riscaldano. Il massimo dell’innovazione che mi sono permesso è chiedere a Google di mettermi le canzoni che voglio ascoltare mentre vado al lavoro. Clicco sull’icona del microfono sul pannello del sistema di infotainment della mia macchina e, al segnale acustico che avvisa che è il mio turno di parlare, scandisco al meglio titolo e autore. Vi confesso però che raramente riusciamo a metterci d’accordo, così finisce che devo rischiare l’osso del collo mentre, sulla tangenziale, cerco manualmente quello che volevo mettere. Non vorrei che si sapesse troppo in giro ma abbiamo anche un codice numerico per aprire il cancello, qui nel mio palazzo, solo che da quando gli hacker attaccano persino i frigoriferi ho paura, una di queste sere, che qualcuno con un denial of service mi faccia restare chiuso fuori al freddo.

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