il vero senso della vita è che tu passi il tempo a crederti un genio e il mondo là fuori a cercare di dimostrarti il contrario

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Il vero senso della vita è che tu passi il tempo a crederti un genio e il mondo là fuori a cercare di dimostrarti il contrario. In questo la democrazia diretta non è dalla parte di chi crede di avere i numeri. Provate a indire un referendum o anche a chiedere in giro e vedrete che alla fine la spunterà la maggioranza che proverbialmente ti vorrebbe fallito o in certi casi morto, comunque fuori dalle scatole, alcuni sostengono perché composta a sua volta da individui che si credono chissà chi e che non vedono di buon occhio quelli che cercano di prendergli il posto, ma il risultato non cambia.

Non so cosa ne pensiate voi, io credo di essere una presentabile via di mezzo che alla fine fa la sua sporca figura, quindi su certe cose vado avanti con le mie convinzioni e le mie idee ma efficaci almeno per me, che – proprio come voi – poi adotto come sistema per decodificare certe cose che succedono. Succede però che mi capita di capire sempre meno che cosa dicono le persone. Intendo proprio le spiegazioni, e non riesco a venire a capo della causa di tutto questo. Sia chiaro: so che ci crediamo dei geni per certe intuizioni che ci vengono in mente quando meno ce l’aspettiamo, mentre invece siamo i primi o almeno i secondi a metterci in discussione se ci sono dei problemi.

Così quando mi spiegano le cose e non capisco me la prendo sempre con me stesso perché sono uno che si distrae con una facilità disarmante. Poco fa in riunione, per dire, c’era una gran puzza di aglio e di animale bagnato in un contesto solo apparentemente di sublime femminilità. Un paradosso che mi ha fatto volare con l’immaginazione oltre la piazza qui sotto, oltre la circonvallazione fino in tangenziale, la stessa che la mattina è afflitta dalla promiscuità tra traffico locale e quello chiamiamolo a lunga percorrenza. Mi sarebbe così piaciuto fare un intervento sul fatto che questo costituisce uno dei principali problemi per cui intorno a città come Milano o come qualunque altra metropoli costruita un po’ alla carlona ci sono arterie stradali in cui c’è sempre un gran casino. Auto da centinaia di milioni di euro partite da Roma – faccio un esempio – e dirette in Svizzera sono costrette a rallentare a causa delle corsie intasate da anziani a bordo di Ford Focus che accompagnano le mogli all’Esselunga, o utilitarie Chevrolet costruite con la plastica gremite di mamme e bimbi diretti a scuola, quando basterebbe che con la stessa umiltà con cui mettiamo da parte il nostro crederci dei geni questa utenza del trasporto su gomma si limitasse a percorrere le strade secondarie di periferia.

E quando metto la freccia per uscire dalla tangente e torno nella puzza di cane bagnato e di aglio, mi rendo conto che il ragionamento che mi è stato dimostrato dalla mia interlocutrice in realtà non torna. Forse è un problema di linguaggio, l’analfabetismo funzionale di ritorno di noi adulti in realtà è solo rincoglionimento per il fatto che ci manca il lessico, siamo disabituati a riflettere, facciamo troppo affidamento sui cervelli elettronici. Per i colleghi giovani invece ritengo sia solo un fattore di involuzione: se lavorate con me e avete meno di quarant’anni chiamatemi che posso spiegarvi tutto a voce.