quattro stagioni (rossa)verba volant

scegli uno o due giocatori

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Era la stessa estate in un cui un loro amico era morto così, da un giorno all’altro senza una causa particolare tanto che si era diffusa la notizia di una malattia infettiva grave, tipo la meningite, e che la famiglia, piuttosto deprivata, non avesse voluto allarmare nessuno perché si vergognava. Ma sembrava più una leggenda metropolitana messa in giro da quelli che amano veder crescere il proprio prestigio con notizie horror o gratuitamente truci. Fatto sta che era proprio uno di loro a non essere più in vita, un loro coetaneo sparito all’improvviso, il giorno prima era qui con noi a sparare cazzate e oggi c’è già la notizia del decesso sulle pagine della cronaca, dicevano. Era bello, e le ragazze con cui aveva flirtato si scambiavano abbracci e piangevano leggendo i dettagli sul giornale appoggiate al frigo dei gelati al bar. Quelli che lo conoscevano meno, in ogni compagnia ci sono sempre quelli che sono lì da poco e non sono ancora del tutto inseriti, quelli si sforzavano nell’essere il più possibile consoni al mood del momento. Bastava anche solo stare in silenzio, guardarsi ogni tanto, accendere le sigarette agli amici che un po’ invidiavano perché erano più coinvolti e più in diritto di essere al centro della scena. Uno di quelli che lo conosceva più da vicino a un certo punto uscì in strada e prese a calci un cestino della spazzatura in metallo, che si sganciò dal supporto e rotolò in mezzo alla strada spargendo cartacce e lattine ovunque. Chi passava non capiva, così uno di loro spiegò la situazione a due signore che volevano avvertire i Carabinieri. Uno dei ragazzi più popolari raccontò di aver chiesto scusa a un anziano che lo aveva sentito mentre, da solo di fronte al manifesto funebre dell’amico, si era lamentato del fatto che il Signore si fosse preso un ragazzo nel pieno della giovinezza anziché un vecchio. Il resto della compagnia ascoltò quell’aneddoto che immediatamente venne eletto a sintesi perfetta dello stato d’animo comune, il particolare da raccontare a chi non era lì a vivere quel momento a caldo, non ci fu nemmeno bisogno di una votazione ma bastò qualche sguardo tra gli occhi gonfi. Poi c’erano due di quelli che erano lì non proprio tutti i giorni, ma che vista la gravità del momento si erano adeguati a quelle iniziative, spontanee e non, di condivisione del dolore. Era appena passata la metà di agosto, c’era il sole caldo ma l’aria non lo era più a causa del temporale della notte prima. Le onde erano ancora belle alte, rubare tempo alle vacanze agli sgoccioli sembrava uno spreco e il ricordo di un coetaneo mancato lo si poteva anche celebrare in acqua. Così scesero sulla spiaggia, lasciarono i pochi vestiti a distanza di sicurezza dalla gittata delle onde e si tuffarono. La temperatura sotto era diminuita, e anche lasciando fuori all’aria solo la testa veniva la pelle d’oca. Nuotarono in silenzio per un po’, poi si guardarono aspettandosi a vicenda, chiedendosi chi per primo dei due potesse sdrammatizzare un concetto mai provato allora, quello di fine prima del tempo, attraverso una smorfia o un ghigno, anche di circostanza. Perché era tutto nuovo.

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