questione primaria

scuola tropicale

Ci sono certe scuole che sono un inferno. La mia sembra più una serra e sono convinto che se facessimo gli esperimenti di scienze con i semi nel cotone l’istituto si trasformerebbe in un’enclave amazzonica. La temperatura in classe ha dell’assurdo, considerando che fuori in questi giorni la massima non supera i due gradi e, la mattina, sulle auto ci sono certi lastroni di ghiaccio che al posto del grattino ci vorrebbe il lanciafiamme. Risulta persino difficile insegnare la differenza tra le stagioni, almeno quelle che abbiamo conosciuto noi prima che il clima precipitasse. Questo perché già da un paio di giorni prima che si potessero accendere i caloriferi si vedeva in giardino la caldaia fumare e da lì abbiamo subito un’escalation di caldo che, in natura, esiste ma solo a latitudini piuttosto distanti dalla nostra, anche oggi in cui siamo in pieno global warming. I bambini stanno in maglietta e anche io, che sudo come un maiale, ammesso che i maiali sudino, sono ridotto a rinunciare al cambio degli armadi, anche se possiedo quattro stracci. Da quando faccio l’insegnante non ho messo più un maglione di lana. Anche le calze che indosso sono le stesse che metto in estate sotto le sneakers. Addio velluto, addio cashmere, addio camicie di flanella. L’outfit per questo luglio indoor perenne è t-shirt, al massimo maglia di cotone, jeans o pantalone cargo leggero, scarpa primaverile. Il problema sono quei cinquanta metri all’aperto che separano l’ingresso della scuola dal parcheggio, ma con un buon giaccone pesante si ovviano tutti i rischi del mancato acclimatamento. Peccato che il personale ATA, nelle ore in cui siede in corridoio a controllare Facebook, lamenta di provare freddo a stare fermo e, malgrado il clima tropicale, sfoggia diversi strati di pile e scaldacollo multicolore. I bambini sono i primi a soffrire il disagio dell’eccessiva temperatura. A metà pomeriggio sono paonazzi ed è tutto un “maestro ho mal di testa”. Anche con le famigerate termovalvole a zero la cosa non cambia. Aprire le finestre è sconsigliato perché il contrasto dentro-fuori potrebbe generare uragani atlantici o colpi d’aria letali. Non ho ancora compreso da dove nasca questa falsa credenza per cui a scuola debbano esserci più di venticinque gradi in inverno. I bambini si ammalano in centomila modi diversi e tenerli nel forno non serve a nulla. Semmai, è il freddo che preserva.

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