alcuni aneddoti dal mio futuro

un blog molto anni 80

che cosa avete fatto nelle vacanze di natale

Ogni lunedì mattina, una volta confermato chi c’è e chi non c’è e annotato gli assenti sul registro elettronico, ritirati i buoni mensa, verificato chi non si ferma a pranzo, lette e firmate le eventuali comunicazioni dei genitori sul diario, mi siedo sulla cattedra come fanno gli insegnanti nei film americani, dico buongiorno a tutti e chiedo se qualcuno ha voglia di raccontare ai compagni e a me qualche particolare esperienza provata durante il weekend. Si tratta di un soggetto che meriterebbe un blog a sé, considerando che spesso a sei anni i bambini non hanno un senso della scansione cronologica in linea con gli standard di noi adulti, quando ce l’hanno è facile che non abbiano un vocabolario individuale tale da formulare aneddoti di senso compiuto, quando ci riescono non è detto che i coetanei ma anche gli insegnanti capiscano e quando riescono a spiegarsi talvolta la realtà si mescola alla fervida fantasia con un pizzico di voglia di non sfigurare rispetto alle narrazioni che hanno preceduto la loro. La gamma dei racconti comprende vette irraggiungibili come “ieri sono andato in Canada”, si snoda lungo i vari centri commerciali dell’hinterland per i più disparati acquisti fino a quello che diventerà nel giro di qualche secondo l’argomento più ambito, un’esperienza che parte dal fortunato che l’ha vissuta o se l’è inventata e, di bocca in bocca e di banco in banco, si ingigantisce di dimensioni, particolari, quantità, qualità, familiari e amici coinvolti, durata, spessore, follia, costo, rendita, visibilità e quant’altro tanto che, dopo una decina di varianti, è meglio darci un taglio e imporre l’inizio della lezione.

Domani ricomincia la scuola e riabbraccerò i miei bambini. Ci saranno le decorazioni natalizie da smantellare, il nome del mese sulla bacheca da sostituire e tante altre nuove routine da inizializzare. Il fatto è che il primo giorno dopo le vacanze di natale è la madre di tutti i lunedì, anche quando non è lunedì. Per rendere meno traumatica la ripresa della scuola mi siederò sulla cattedra e chiederò, sperando di non pentirmene, come sono andate queste vacanze. Con chi e dove le hanno trascorse. Che cosa hanno trovato sotto l’albero. Se hanno atteso la mezzanotte per vedere i fuochi d’artificio. Se la calza della befana era colma di dolci. Se hanno provato un po’ di nostalgia del nostro piccolo villaggio della prima B oppure se il loro cuore e la loro testa sono stati un’esclusiva della famiglia e delle gioie che le feste – e il trascorrerle a casa – hanno recato. Ascolterò le loro testimonianze strampalate e mi terrò pronta la mia risposta, qualora fossero così scaltri da girare a me la stessa domanda. Ho visto molti film, letto un paio di bei romanzi, mangiato e bevuto il giusto, il tutto accarezzando lo scorrere del tempo che, quando fai l’insegnante, non ti disperi poi così tanto se passa in fretta perché comunque, dal punto di vista emotivo, anche quando sei al lavoro un po’ è sempre una festa.

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