alcuni aneddoti dal mio futuro

un blog molto anni 80

meglio che darsi del tè

La tisana è un bel modo per sedersi e fare quattro chiacchiere senza bere alcol o mangiare qualcosa, è un campo di gioco per raccontarsi un po’ in cui è il gioco stesso ad aver una sua ritualità. C’è la preparazione e la scelta tra le differenti fragranze, si decide insieme anche se poi si decide per il mix di erbe più rilassanti, la tisana è una terapia di gruppo per mettersi a proprio agio e rallentare il ritmo. Vieni, siediti, ci facciamo una tisana? Anche solo vederla ci si immagina già l’effetto, il colore della natura, i frutti rossi o il mango e il contrasto con le tazze da tisana, immacolate e corroboranti solo a tenerle in mano anzi con tutte e due le mani, la tisana che è un’esperienza multisensoriale proprio a partire dal tatto. Il calore dell’acqua bollente che attraverso la tazza ti entra già dentro, e poi ne annusi il vapore e il profumo e lo descrivi agli amici che dividono quel piacere con te. Perché fuori piove e fa freddo e la tisana ti rimette in pace con il mondo, con la giornata che finirà insieme all’ultimo sorso di quella pozione magica. E mentre parli e ti spogli della fatica giri il cucchiaino nella tazza e ti racconti, il cucchiaino gira perché bere la tisana è un transfert, è un rito, è il gesto che accompagna le tue parole. E il cucchiaino rimesta lo zucchero sul fondo della tazza anche quando lo zucchero si è già sciolto del tutto perché non è quello lo scopo del mescolare prima di bere, no, si va in trance e si parla e il movimento circolare continua perché è il bello dello sfogo, si perdono freni inibitori quasi più che dallo strizzacervelli, e nel racconto si fa cenno anche di quello, che la terapia sembra procedere bene e forse chi ti aiuta in quel percorso è proprio la soluzione giusta, quella che si rincorreva da anni. E rincorri con il cucchiano ancora il flusso nella tua tazza, fino a formare un vortice in superficie mentre ti sei perso nella tua storia, la tisana probabilmente è già quasi fredda perché non ne hai bevuto ancora nemmeno un sorso ma la mano ormai è in loop e continua fino a quando il racconto finisce, passi la parola, posi il cucchiaino e tutti insieme ecco che si consuma il rito. E sarà facile riconoscere la tua, di tazza, il colore sul fondo completamente consumato da un grovigilo di solchi fatti durante quegli interminabili minuti di riflessione con la forza impressa mescolando e rimescolando, si vede che la tisana fa bene e di questo ne siamo contenti ma il tuo percorso, quello che raccontavi girando in tondo su te stesso, sembra essere ancora lungo.

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