alcuni aneddoti dal mio futuro

un blog molto anni 80

faccio cosa

Per chi come me vende fumo, non nel senso del fumo quello buono ma nel senso di lavorare nel marketing e nella comunicazione, imbattersi in gente che lavora per davvero genera sempre una grande meraviglia, fa crescere la fiducia verso il prossimo e permette di aumentare la consapevolezza che qualche speranza di salvarsi il mondo in cui viviamo ce l’ha. La mia reazione di fronte alla molteplicità delle professioni esistenti al mondo che non hanno a che fare con quello di cui mi occupo io è poi come quella di un bambino che vede l’oceano per la prima volta, l’infinito imperscrutabile dell’operosità concreta dell’uomo che la dimensione on line spesso ti fa perdere di vista. Abbiamo più volte appurato che a partire dalla presa di rete in poi ci sono ben più di tutti gli universi che ci sforziamo di immaginare, il problema è che a volte sembra che siamo tutti noi che in Internet ci lavoriamo a cantarcela e a suonarcela, a dirci vicendevolmente che è un territorio profittevole solo per convincere chi non si fida ancora del tutto. O forse solo per rassicurarci sul fatto che stiamo lavorando per davvero. Se mettete in fila tutti i job title di una agenzia digitale qualunque trovate di quelle cose che voi umani non potete nemmeno immaginare. Ma nel mondo al di qua della presa di rete, a scorrere le voci di cui si compone un qualunque elenco di settori professionali ci si perde più che nello spazio incommensurabile di cui sopra, per questo può esser utile fermarsi punto per punto e vedere quali sono i prodotti di ognuna di quelle attività.

Scopro così l’ingegnere biomedico che progetta supporti ortopedici e opera nella ricerca e sviluppo di prodotti sempre più avanzati. Un lavoro così direttamente legato al benessere del genere umano, alla sua evoluzione e al miglioramento della qualità della vita suscita in me grande ammirazione. Oppure progettisti di interni specializzati negli arredi delle biblioteche, un business così verticale che faccio fatica a capire come si possa tirare avanti, voglio dire non è che ogni mese c’è una biblioteca da costruire o da rinnovare, no? Così quando cammino tra le centinaia di persone che ogni giorno i mezzi pubblici riversano nel centro di MIlano provo a pensare a tutte le storie interessanti di cui sono protagoniste, magari lavori veri, quelli che consistono nella costruzione fisica di cose e oggetti, chissà, e mi verrebbe voglia di chiedere a tutti ma voi che lavoro fate, e se è come penso continuate a farlo, perché se tutti stanno seduti come me a raccontare il lavoro degli altri ottimizzato per il web nessuno fa più nulla e così non c’è più nulla da dire, se non parlare in rete della rete in un ripetersi infinito di poco più di niente.

4 commenti su “faccio cosa

  1. a me piacerebbe fare il falegname e, a fine giornata, guardare i progressi dello scaffale o della cassettiera che sto costruendo.
    sento che sarei finalmente appagato.

  2. io impagino con il mio mac da tanti anni libri, specialmente libri di architettura e design.
    però mi piacerebbe fare dei libri completamente a mano, con carta, colla, forbici, e che la gente avesse voglia di comprarli.

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