alcuni aneddoti dal mio futuro

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seguirà: confronti PD da incubo

Non so voi, ma io non mi sono ancora abituato a queste formule discutibili di politica spettacolo, che già ho il presentimento che anni di talk fatti in questo modo abbiano generato un effetto stalk sui cittadini. Ovvero che il sensazionalismo e la querelle (per non dire gli insulti) come agenda politica e relative sovraesposizioni catodiche e digitali non abbiano tenuto affatto l’elettore incollato all’urna elettorale. Anzi. Il mio quindi è in primis un pregiudizio estetico. Il fatto che un partito come il PD si presti a un’americanata come il confronto nello stesso luogo e con la stessa scenografia con cui ogni settimana si consuma X-Factor la dice lunga. Voglio dire, uno come Renzi fa i paginoni con foto alla Dolce&Gabbana su Vanity Fair e cerca voti tra i discepoli di Maria de Filippi – oltre che di Maria tout court – e allora dobbiamo ringraziare la direzione nazionale per non averlo organizzato su Canale 5 negli studi di Amici? Non so, e poi chiudo qui questa digressione introduttiva sul metodo, ma in un format così io mi aspetto di vedere Zeman, Trapattoni e Sacchi sul palco con sotto il giornalista di Sky Sport che fa domande sulla domenica appena conclusasi.

Metti anche il fatto che sembri normale che un momento importante come una tribuna politica sia trasmesso da una tv a pagamento, che è vero che lo spettacolo (ed è già indicativo anche che lo si possa annoverare tra gli spettacoli) lo si poteva seguire su Cielo ma io ad esempio Cielo non la prendo. Però, anche lì, ogni tanto dovremmo ricordarci di avere ben tre canali di stato.

Ma anche lasciando anche da parte tutti questi preamboli e facendo finta di nulla su quest’argomento un po’ bacchettone e trombone, mentre seguivo questa sorta di Rischiatutto del Partito Democratico, con quel Mike Bongiorno che leggeva domande sul futuro del nostro paese con lo stesso tono con cui si intimano ingredienti da utilizzare per il piatto della sfida culinaria finale o per motivare il perché uno come Morgan abbia scelto i Frankie goes to Hollywood piuttosto che un gruppo grunge, c’era quel testo in sovrimpressione che mi ricordava che di lì a poco sarebbe iniziato un “Cucine da incubo”, come se uno fosse lì a vedere Renzi, Cuperlo e Civati intenti nella promozione della loro candidatura come una qualsiasi parentesi da palinsesto, del tutto finalizzata alla fidelizzazione dello spettatore (privato) e non alla soddisfazione dell’elettore (pubblico).

Detto ciò, posso anche concludere con un giudizio sulla resa dei tre sfidanti che, come sapete, incarnano tre componenti diverse del partito che anche a questa tornata, e indipendentemente da chi vincerà le primarie, tornerò a votare. Conoscete bene la continuità col passato di Cuperlo, ed è un peccato perché potrebbe essere perfetto se non portasse con sé tutte le zavorre di cui il PD si deve liberare per tornare a essere appealing e proporre un nuovo modello di partito. Ciò, attenzione, è una prospettiva che mi fa rabbrividire, ma il mercato della politica impone i suoi trend, e se questo è il momento in cui per forza occorre cambiare stato e adattarsi alla società liquida per evitare di sparire dal parlamento, non ci sono alternative. Cuperlo stesso non se l’è cavata granché in un contenitore televisivo così orientato al punto della questione, i tempi dettati da una sceneggiatura votata alla rapidità, presto arriva al nocciolo che devo mandare la pubblicità altrimenti chiudiamo i battenti. Ma questo è ciò a cui siamo abituati. La sintesi che già ci insegnano a scuola con i test a risposta multipla, nella musica con brani editati della misura giusta per non essere tagliati dalla cialtronaggine degli speaker, su Internet con i cento e rotti caratteri. Per quanto riguarda i contenuti, invece, Cuperlo ha sfoggiato uno stile perfetto per sfondare ulteriormente su quei pochi che lo voterebbero comunque.

Renzi, lo sapete, mi sta sui coglioni come credo nessun altro esponente politico sulla scena del centrosinistra di tutti i tempi. Quasi più di Veltroni e Rutelli, per dire. Ho già scritto da qualche parte che la mia è una deformazione professionale, ché con gente come Renzi ho a che fare quotidianamente sul lavoro, individui che prendono tempo in ogni risposta gonfiando come prima reazione i loro sé con frasi di circostanza intanto per dire qualcosa, vedere come butta e poi decidere come agire. Quel modo di riempire gli spazi comunicativi sempre e comunque, la paura del silenzio, della riflessione, del vuoto interrelazionale che può essere occupato dall’interlocutore e, quindi, meglio comunque marcare il territorio con la propria personalità, che non si sa mai. E poi con la sua boria, davvero, Renzi ha rotto il cazzo da tempo, lui e il suo entourage di quel centro sinistra post-moderno che si è sviluppato nei rimasugli di tutto quello che, negli ultimi venti anni, ci ha lasciato il monopolio di Berlusconi. Renzi come novità a tutti i costi mi sembra davvero una scelta scellerata. A chi mi dice di votare Renzi perché vuole vincere, gli dico che con Renzi il PD è finito, quindi magari si vince stavolta ma poi non resterà più nulla.

Sono invece fan di Civati, sono fiero di sostenere il suo valore da tempo non sospetto, mi sembra davvero il candidato più adatto e colui che rispecchia al meglio l’anima che dovrebbe avere il Partito Democratico. Di intelligenza superiore e sopraffina, diretto nelle risposte e con le idee ben chiare su con chi e dove stare. L’unico che ha messo nel Pantheon il nuovo sindaco di New York, una figura che qui in Italia ce la possiamo dimenticare, non ha sparato programmi a cazzo come gli altri assogettandosi ai ritmi imposti dal format, non ha lasciato spazio a un comportamento da piazzista come il suo collega toscano, non ha ribadito ulteriormente il primato della politica che non esiste più, come Cuperlo. Pratico e arguto. E di sinistra. Perfetto, e c’è poco altro da aggiungere.

In tutto questo, ovviamente, uno spera che oltre ad aver messo il luce il proprio beniamino, lo spettacolo pre-elettorale che si è consumato ieri era sia riuscito a far vincere principalmente il Partito Democratico. Ecco, su questo nutro qualche dubbio. Le crepe già evidenti potrebbero portare a una spaccatura definitiva dopo le elezioni interne. Le candidature, questa volta, sono più divisive che mai. Forse proprio Civati, l’outsider che sta conquistando terreno rispetto alla partenza, è l’unico che potrebbe unire due anime così distanti come quella dell’ex margherita e quella dei vecchi e nuovi DS. Per il resto non so. Peccato che al voto delle primarie, questa volta, andrà così poca gente.

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