cinquanta sfumature di canizie

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Il modo più efficace per sconfiggere la vecchiaia è la solitudine. Anzi la misantropia. Non vedere nessuno permette di limitare l’osservazione del tempo che passa solo su se stessi, cosa assai più lieve e sopportabile considerando che avendo noi stessi sotto gli occhi allo specchio ogni santa mattina non ci accorgiamo dei segnali. Il che non significa che dovete chiudervi in casa. Se vivete in una metropoli o una città più o meno grande potete stare tranquilli e continuare il vostro tran tran di beatitudine asociale perché difficilmente si incontrano più volte le stesse persone, o magari succede ma nessuno ci fa caso a meno di eccezioni eclatanti, come quella volta in cui due ragazze giapponesi mi hanno chiesto un’indicazione a Londra alle due di notte a cui ovviamente non ho saputo rispondere non tanto per la lingua – entrambi ci siamo spiegati in inglese – quanto per il mio inesistente senso dell’orientamento e la mia insulsa memoria geografica. Nemmeno un paio di giorni e ci siamo riconosciuti in una zona frequentatissima da turisti, forse un mercatino di Camden, tanto che posso assicurarvi che questo è diventato un mio cavallo di battaglia nell’anedottica generalista e non, potrei mettere la manu sul fuoco che l’ho già scritto altre volte qui e sono sicuro che da qualche parte nel mondo ci sono due ragazze giapponesi che sui rispettivi blog raccontano di aver incontrato un italiano a Londra per due volte e di aver tentato un approccio la seconda, in quanto palese segno del destino, ma che tale italiano ovviamente non ha capito o si è semplicemente emozionato lasciandosi prendere dall’eccezionalità dell’evento.

Come biasimarmi, del resto. Non facciamo caso a nessuno, figurati se notiamo qualcuno già visto altrove. Possiamo giocare a riconoscere i visi sfuggenti sugli autobus quando facciamo i pedoni fermi al semaforo rosso e pensare che domani, alla stessa ora, potremmo rivederli e così tra vent’anni trovarli ancora a ripassare di qui, canuti e grassi. Ed è proprio questo quello che risalta quando coltiviamo a lungo le amicizie, da ragazzi fino alla terza età ma vedendoci poco di persona perché magari uno vive fuori e l’altro è rimasto nella città di origine. Vecchi, grassi e canuti se non calvi, ci specchiamo negli affetti perché sappiamo che anche costoro sono pronti come noi alla comparazione delle esistenze. Se lui è messo così, anch’io non sarò da meno. Così c’è qualcuno che dice che l’isolamento magari incupisce un po’ ma per lo meno lascia le persone al proprio consumarsi senza termini di paragone, prendetelo come un avvertimento, mica che pensiate che è una mia idea o uno scoop, questo blog non è una testata giornalistica e grigia.

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