alcuni aneddoti dal mio futuro

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Il dibattito tra politica e anti-politica sembra riflettersi su altri ambiti inerenti il nostro ruolo di cittadini e il rapporto che abbiamo con le istituzioni. Pensate allo scontro tra chi pensa che sia stata per prima la gente a essere delusa dalla scuola e a essere legittimata a tagliare le gomme delle auto dei docenti o, viceversa, la scuola a essere delusa dalla gente e, di conseguenza, a scollarsi dalla realtà e a prendere le distanze dalla deriva culturale che stiamo vivendo e che trova una perfetta rappresentazione dall’attuale classe politica.

Ci sono tantissimi spunti che alimentano l’una e l’altra fazione. Intanto, laddove si dice che la scuola italiana sia la migliore al mondo, visti i risultati – e cioè come siamo ridotti – qualche dubbio sull’efficacia del nostro sistema lo porrei. Mi sembra poi che alle famiglie di tutto quello che succede a scuola interessi solo il voto sulla pagella, una sorta di marca da bollo per certificare l’investimento emotivo, più che economico, finalizzato al futuro dei propri figli. Non si spiegherebbero infatti le botte di ricorsi e le azioni legali verso la scuola quando subentrano incidenti di percorso nella carriera del rampollo di casa.  La società del duemila e rotti non ammette più la presenza di figli asini, questo sulla carta perché poi vale quello che ci siamo detti poco fa su ciò che la scuola restituisce alla società del duemila e rotti.

Fatto sta che di questo tira e molla tra una scuola poco appealing fatta da docenti attempati con poca dimestichezza con Candy Crush e la gente ampiamente fuori corso all’università della vita su Internet, al momento mi va di dire la mia sugli open day della scuola primaria che vanno pressoché deserti, ammesso che una scuola primaria debba organizzare un open day e che visitare una scuola primaria per un genitore che si appresta a vedere il figlio avviarsi lungo il percorso scolastico vero e proprio conclusi gli anni di gioco, come viene definita l’esperienza alla scuola dell’infanzia (se avete mandato un figlio a scuola a cinque anni avete capito che cosa intendo) sia importante.

Se vi interessa sapere in che ambiente passano il tempo i vostri figli piccoli quando non sono a casa a giocare a Fortnite, visitare le scuole prima di iscriverli è una procedura tutto sommato utile. Potreste scambiare due parole con i potenziali insegnanti, verificare a che punto è la digitalizzazione della didattica, toccare con mano i manufatti esposti (leggi lavoretti) che hanno costruito gli alunni in occasione delle feste incombenti.

Io che sono il responsabile del laboratorio di informatica della mia scuola ho preparato un po’ di materiale per rendere l’ambiente più figo, come fanno nei mediastore di elettronica quando sulle megatv esposte mettono quelle trasmissioni finte con i colori sgargianti editate appositamente dai produttori degli apparecchi per attirare gli allocchi. Non serve aver lavorato trent’anni nel marketing per sapere queste cose. Anzi, la mia collega dice che non so vendermi bene per le cose che so fare.

Sui desktop del laboratorio ho caricato le slide che abbiamo fatto con le animazioni del sistema solare, un browser aperto su Zygotebody per far saltare agli occhi l’interdisciplinarità dell’insegnamento della cultura digitale come lo intendiamo noi, alcune slide che ho impaginato come supporto per le mie lezioni nemmeno dovessi presentare una campagna social a un cliente, e poi quell’attività di sonorizzazione del cartone animato di Tom e Jerry con rumori registrati in aula che abbiamo appena iniziato.

L’anno prossimo, se va come quest’anno, formeremo tre prime per un totale di almeno una cinquantina abbondante di bambini. Eppure all’incontro organizzato per consentire una visita alla scuola – che non definisco open day perché mi sembra troppo altisonante, per una primaria – se si sono presentate otto famiglie è già dir tanto.

Però quegli otto genitori, anzi nove perché in caso c’erano sia il padre che la madre, mi pare abbiano apprezzato il nostro impegno nel catturare e fidelizzare l’utenza, come fanno i sales manager. Sono rimasti sbigottiti da tanta innovazione. Gli altri, però, dove erano? Pensano che sia irrilevante, che è giusto lasciare i figli al loro destino come fanno le altre specie animali, o forse erano ancora in ufficio, in coda in tangenziale, a casa a preparare cena al/alla consorte o a fare la spesa? Ma forse il problema che ha la gente con la scuola, e il problema che ha la scuola con la gente, per essere imparziali, è che prende troppo alla lontana il problema per poi arrivare affaticata al nocciolo della questione, proprio come è successo all’autore di questo post, quando invece gli spunti per trovare una soluzione sono molto più a portata di mano.

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