alcuni aneddoti dal mio futuro

un blog molto anni 80

meglio in studio

A me i dischi live non sono mai piaciuti. Intanto mi fanno venire rabbia di non aver partecipato al concerto. Poi fermare le intuizioni che vengono ai musicisti che eseguono i brani con l’approccio del live – che poi è l’opposto di quello che si chiede a un musicista in studio – è più che contro natura perché se ne riduce la portata dando la possibilità all’ascoltatore di tornare su uno stesso passaggio frutto dell’improvvisazione più volte, impoverendo il gesto tecnico ed estetico. Quindi gli artisti che ripropongono i brani fedelmente alla versione in studio non ha senso che facciano i dischi dei concerti, ma anche quelli che stravolgono le canzoni non sono da meno perché poi ci si trova a riflettere su esecuzioni frutto dell’alchimia tra chi suona sul palco e la gente travolta dalle emozioni sotto. Si tratta di vibrazioni che, inscatolate in un album dal vivo, perdono la loro essenza un po’ come quando compri la focaccia a Genova e poi arrivi a Milano e sa solo di olio perché entra in contatto con qualche elemento assente nel luogo in cui è stata preparata. Poi ci sono i casi limite. Abbiamo più volte lamentato dell’impossibilità di rendere al meglio certi pezzi sui quali c’è stato un lavoro ingegneristico in sala di registrazione. Uno per tutti è “Heroes” di Bowie. Un’altra canzone che non ho mai sentito suonare bene né da chi l’ha composta tantomeno da una cover-band è “True Faith” dei New Order. Ci avevo provato anch’io con alcuni sodali con i quali portavamo in giro, a inizio duemila, il meglio degli anni ottanta, ma ricordo che a fronte di un impegno spropositato per riprodurre fedelmente le parti di tutti gli strumenti il risultato ottenuto era stato più che deludente. Credo che la band di Sumner abbia sempre avuto lo stesso problema, considerando che nei live – specialmente gli ultimi – il pezzo è sempre stato suonato in modo diverso dall’originale con arrangiamenti spesso non all’altezza del brano. Stesso discorso per “Love Will Tear Us Apart” che, pur enorme e frutto anche dei New Order, viene eseguita nei live sempre troppo maledettamente lenta. Non vi sembra?

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