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un testo non argomentativo per i detrattori del testo argomentativo

La prima volta in cui ho sentito in vita mia l’aggettivo “argomentativo” è stato a proposito di una prova scolastica di italiano a cui è stata sottoposta mia figlia. Mi sono buttato a capofitto su Google per colmare la lacuna e coglierne il significato e mi ha colpito il fatto che la sua definizione, tratta dal dizionario online della Treccani, comparisse dopo diversi articoli e post dedicati proprio al “tema argomentativo” o “testo argomentativo”.

Per chiarire subito di cosa si tratta e arrivare al punto, è bene sapere che (dal sito della Treccani)

argomentativo agg. [dal lat. tardo argumentativus], non com. – Che concerne l’argomentazione o procede per argomentazioni.

Non notate niente? “Non com.” credo significhi “non comune”. Se avessimo un’app che, anziché contare i passi, rileva quante volte utilizziamo una parola del nostro lessico, sono certo che l’aggettivo “argomentativo” non collezionerebbe nemmeno una decina di punti nel corso di un’intera esistenza, bottino comunque esclusivo del contesto delle omonime prove assegnate dai prof di lettere dei vostri ragazzi. Questo significa che se non avete figli, non siete insegnanti – e nemmeno studenti – l’aggettivo “argomentativo” difficilmente scalerà i vertici di questa classifica.

Eppure il testo argomentativo è uno dei cavalli di battaglia della scuola italiana, di ogni ordine e grado. Come? Non sapete cosa sia un testo argomentativo? Ecco qui (da Wikipedia):

Si definisce testo argomentativo uno scritto in cui l’autore espone la propria tesi riguardo a una certa questione e la sostiene attraverso una catena di ragionamenti legati tra loro e sostenuti da dati. Lo scopo è quello di convincere gli altri che l’idea sostenuta sia giusta e degna di credibilità. In caso siano presenti opinioni contrarie, lo scopo del tutto è quello di convincere, oltre che della validità della tesi, della falsità o dell’imprecisione dell’antitesi. Lo scopo finale quindi è contrastare le opinioni contrarie alla tesi.

La struttura tipica di un testo argomentativo segue questo schema:

inquadramento del problema
presentazione della tesi
presentazione delle antitesi
argomenti a sostegno della tesi
argomenti a confutazione delle antitesi
conclusioni

Il testo argomentativo è addirittura una prova dell’esame di terza media e della maturità. Ragazzi di ogni età si cimentano con il testo argomentativo, durante l’anno, per arrivare pronti alla meta.

Chissà quante volte ci siamo trovati al cospetto di testi argomentativi nel corso della nostra vita, a nostra insaputa. Sul giornale, su riviste di approfondimenti, probabilmente anche su Internet. Per non parlare dei talk show o delle trasmissioni di inchiesta.

Riflettevo però sul fatto che non dev’essere semplice portare a termine un elaborato di questo tipo a scuola, in un momento didatticamente (ed emotivamente) decisivo come una verifica soggetta a valutazione. E meno male che, quando ero studente io, il demone del procedimento per argomentazioni non era nemmeno nel ventre di qualche ministro dell’istruzione ancora da venire. Di norma, il tempo prestabilito per le verifiche di italiano – quelle che noi chiamavano compiti in classe – è di due ore. Le verifiche, si sa, si svolgono in aula e – almeno a quanto mi risulta – in modo tradizionale: penna, fogli protocollo per brutta e bella, vocabolario. Una strumentazione che presuppone che lo studente abbia tutto il resto in testa.

I titoli delle prove argomentative – nei compiti in classe e soprattutto all’esame di maturità – sono segreti sino alla prova stessa. Ne consegue che per affrontare un lavoro di questo tipo l’alunno debba essere in grado di esporre a memoria la propria tesi, l’argomento e il contesto di pertinenza, i dati a sostegno della tesi, per non parlare delle eventuali antitesi e relative argomentazioni altrui a riguardo, il tutto di un tema che può essere qualunque cosa. Soprattutto, deve avere questo bagaglio di informazioni di tutti gli argomenti di possibile oggetto del testo. All’oscuro degli argomenti della prova, lo studente deve conoscere tutto di tutto.

Il fatto è che il testo argomentativo è un ottimo terreno di esercizio per cimentarsi con la ricerca. Si fa prettamente su Internet o, per i più romantici, scartabellando tra gli archivi cartacei di qualche biblioteca ancora analogica di quartiere. Comunque con un sistema che consenta di affinare le informazioni di cui si è in possesso. Trovare fonti, reperire dati, analisi, statistiche. Smentire teorie, fake news, voci prive di fondamento. Una mole di lavoro difficilmente esauribile in due o tre ore, in classe, senza un dispositivo connesso alla rete.

Mi sono chiesto più volte perché, allora, si insista su verifiche e test di esame comprensive di un tema argomentativo in questo modo. Il risultato dell’elaborato non può che risultare superficiale, lacunoso e privo di fondamento quando invece, con strumenti e tempi adeguati finalizzati alla ricerca e alla documentazione, è in grado di restituire una profilo attendibile della capacità organizzative degli studenti. E se tutto questo a scuola non è possibile perché la scuola, ancora oggi, insiste sul fatto che il ragazzo debba possedere l’informazione anziché sapere dove e come trovarla considerando che, oggi, il mondo del lavoro è così, torniamo a dare temi di scrittura creativa, introspezione, commento di fatti di attualità. Torniamo a insegnare come si scrive un pezzo giornalistico. Oppure introduciamo altri generi letterari di maggiore attualità: la scrittura marketing, il linguaggio dei social, l’interpretazione dell’oscuro idioma della pubblica amministrazione. Diamo temi e testi che i ragazzi possano sviluppare con carta, fogli protocollo di brutta e bella, vocabolario, in due ore di tempo. Se gli insegnanti di italiano non ritengono che un elaborato in cui l’esposizione e l’argomentazione di una tesi, frutto di un lavoro di consultazione a proposito di un soggetto ampiamente trattato e approfondito, possa costituire un elemento di valutazione alla pari di uno scritto realizzato in classe, è meglio concentrarsi su altro.

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