alcuni aneddoti dal mio futuro

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Quando il confort level del telelavoro si attesta su livelli del tipo sinfonia di tosaerba nel giardino del condominio di fronte + pulizia delle strade + assoli random di antifurto nelle villette a schiera + tendinite all’avambraccio destro dovuta a postura poco convenzionale nella gestione delle periferiche del pc, qualche domanda è lecito farsela. Tutto sommato negli uffici girano i responsabili della sicurezza aziendale ma nelle vostre case dubito che, in questi mesi di pandemia, si sia fatto vedere qualcuno. Se la componente relativa agli strumenti di lavoro e all’ambiente più adatto a svolgere la propria professione da casa diventa di pertinenza del singolo, una riflessione è bene che sia sollevata sino ai piani alti di chi decide il benessere dei dipendenti di qualunque settore investito dalla necessità di praticare il distanziamento sociale nella sfera produttiva. Ci siamo focalizzati sulla questione degli orari a scapito di quella della postazione utilizzata nelle abitazioni private. Chi non aveva mai usufruito della possibilità di esercitare le proprie mansioni sul tavolo della sala da pranzo o, peggio, stravaccato sul divano inizia a condividere non poche perplessità. Sta a noi superare la sfida con le provviste e il frigo, con le pause per riposare gli occhi, con il darsi una regolata e spegnere tutto a una certa ora, con le telefonate senza disturbare le persone con cui condividiamo l’appartamento, con la ripartizione della linea dati in modo tale che tutti si possa lavorare, seguire le lezioni e rilassarsi simultaneamente, con le fasce orarie da dedicare al raggiungimento degli obiettivi. Tutto il resto necessita di una regolamentazione ed è responsabilità delle aziende e delle organizzazioni supportare il dipendente nel raggiungimento delle condizioni ideali come se si dovesse trovare in ufficio. Da questo punto di vista l’emergenza ci ha colto impreparati. Mi auguro che si possa avviare un tavolo di confronto onde evitare un generale e diffuso peggioramento delle condizioni dei lavoratori. Io ho preso cinque chili, per dire.

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