alcuni aneddoti dal mio futuro

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controfigure

Il distributore in cui di solito faccio il pieno di gpl stamattina era chiuso. Si trova sulla superstrada che percorro per andare a scuola ed è uno di quei posti nei quali ormai potrei entrare e chiedere il solito, come fanno nei film americani i protagonisti quando si siedono al bancone del bar prima di corteggiare un’avventrice o di scatenare una rissa al decimo bicchiere di whisky.

Potrei avvicinarmi al settore gas auto, scendere dal veicolo, porgere l’adattatore per il serbatoio e chiedere il solito, per intendere il pieno. A parte il fatto che non ho ancora capito perché in Italia il gpl non sia self service così, quando andiamo in Francia, eviteremmo di fare almeno la brutta figura di non saper maneggiare le pompe che già di brutte figure, noi italiani in Francia, ne facciamo a iosa, dicevo che, a parte questo, il benzinaio ormai capirebbe subito cosa intendo perché mi rifornisco lì un paio di volte al mese.

Stamattina però era chiuso e la cosa mi ha incuriosito perché nell’area del distributore c’era comunque un bel po’ di gente. Ho rallentato – cosa che facevano tutti – così ho potuto capire che stavano girando o uno spot o una scena di un film. Ho notato una fuoriserie con i fari accesi a fianco della pompa, le attrezzature tipiche dei set, un gazebo per tenere all’ombra le star, e l’immancabile corposa mole di addetti ai lavori facilmente riconoscibili. Quelli più anziani e robusti, che sono gli addetti alle maestranze e ai lavori più umili. Quelli più giovani e filiformi, che sono quelli che lavorano per la casa di produzione: addetti alla fotografia, gli operatori, i make up artist, il regista, gli assistenti vari, il fonico e così via, e che si riconoscono anche perché utilizzano un equipaggiamento sempre più curioso rispetto alla classiche telecamere di una volta.

Quando mi imbatto in un set – a Milano e dintorni è piuttosto comune – l’istinto è quello di fermarmi a dare un’occhiata. Sempre meglio che i cantieri, o no? Questo perché mi occupo anche di video aziendali, e mi considero così, nel mio piccolo, un addetto ai lavori. Mi piacerebbe sbirciare per verificare le inquadrature, le luci, le impostazioni della videocamera per controllare che sia tutto a posto.

Ovviamente non lo faccio perché gli intrusi sul lavoro degli altri recano sempre fastidio e sono di intralcio. I dilettanti come il sottoscritto costituiscono una scocciatura per i professionisti, questo l’ho provato sulla mia pelle perché, quando partecipo alle riprese, quelli più dilettanti di me che si avvicinano per osservare il modello di camera o di slider che impieghiamo per registrare poi si mettono a fare mille domande e non ti mollano più.

Questo approccio è comune anche tra i musicisti. Ho amici che si intrufolano nell’isola che i mixeristi si ricavano tra il pubblico per posizionare l’impianto di amplificazione e poi cercano di spremere al fonico i segreti del mestiere. L’ultima volta in cui mi sono trovato in una situazione del genere – non ero io a fare le domande, sia chiaro – il mixerista è stato però gentilissimo e si è prestato a dare tutte le risposte agli amici che erano con me. Nonostante questo ero io, a provare imbarazzo per i miei amici.

Così, stamattina, appena ho verificato che si trattasse di un set cinematografico, ho accelerato per non passare per uno di quelli che rallentano quando ci sono incidenti o situazioni anomale sulla carreggiata. E magari chissà, forse un giorno uscirà uno spot o un film in cui, in una scena in un benzinaio, si vede sullo sfondo una Opel Astra blu station wagon rallentare per poi schizzare via, con dentro una comparsa involontaria con la mascherina anti-contagio seduto al volante che, con il suo comportamento responsabile, ha confermato tutta la sua dignità.

Foto di Bokskapet da Pixabay

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