alcuni aneddoti dal mio futuro

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ti dico di si

Ho deciso che voterò SI al referendum sul taglio dei parlamentari. Sono un convinto sostenitore del NO, credo che la democrazia sia una macchina complessa e che una riduzione delle sue componenti porterebbe inevitabilmente a una semplificazione. Ma la semplificazione è l’anticamera del totalitarismo. Poche persone fanno in fretta a decidersi ma possono anche dimostrare modi sbrigativi. Per dire, liberarsi di Matteotti è stato un gesto sbrigativo. Con tante persone si fa più fatica e magari costa anche di più, però c’è una maggiore probabilità di considerare le istanze di tutti, in questa folle ma preziosa democrazia rappresentativa. E se costa di più, sono comunque soldi ben spesi. Sta a noi cittadini cogliere questa complessità e, se non abbiamo i mezzi per capire (io per primo non li ho) occorre trovare qualcuno più capace di noi nel far funzionare la macchina. Io, per dire, ho scelto il PD, anche se mi considero di estrema sinistra. Sono sicuro di non essere capace a fare di meglio di Zingaretti o di Conte, per dire. Quindi mi rimetto alla loro esperienza.

Ma allora perché voto SI? Perché questo referendum si è trasformato in una scelta di campo politica. Il referendum è stato voluto dai grillisti, che sono la peggiore iattura capitata al nostro paese nel secondo dopoguerra, una tacca sotto a Renzi – in gravità – ma una tacca sopra Berlusconi. Contro il PD di Zingaretti è in corso un tiro al piccione da destra e da sinistra. Il PD di Zingaretti, che a partire da Zingaretti stesso voterebbe in disinvoltura NO, è costretto a votare SI per non destabilizzare l’alleanza con i grillisti. In caso di vittoria del NO i grillisti addosserebbero al PD di Zingaretti la responsabilità del fallimento del referendum e di uno dei principali obiettivi del loro programma. Il governo si indebolirebbe, come se non bastassero le batoste che PD e grillisti prenderanno alle amministrative. La lega dice di votare NO per far cadere il governo. Zingaretti dice di votare SI, e io voto SI. Il Partito, prima di tutto, ma poi anche il paese.

L’attuale legislatura, imperfetta ma che comunque ci sta portando a riva in questo momento storico che ha dell’incredibile, cadrebbe lasciando il posto a un governo tecnico (sulla cui efficacia non nutro dubbi) ma che, alle prossime politiche, aprirebbe le porte a una maggioranza schiacciante di destra. Mi sono immaginato così i miliardi del Recovery Fund in mano ai commercialisti della lega e agli squadristi della Meloni. Ho pensato che un compromesso val bene la democrazia. Sono certo che un taglio dei parlamentari, comunque con la supervisione del PD, è il minore dei mali.

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