tre volte lacrime

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É un periodo che alla tele piangono tutti. Piangono i cantanti, i giudici, gli chef e gli aspiranti tali. Piange chi vince migliaia di euro indovinando fratelli di gente sconosciuta e, manco a dirlo, piange anche chi perde all’ultima domanda di un quiz. Una valle di lacrime che probabilmente è pensata per equilibrare il peso di chi piange perché non gli resta che piangere e che la tele non si lascia sfuggire per fare ascolti. Il risultato è che la portata emotiva delle lacrime altrui risulta depotenziata e, più che banalizzata, semplificata. L’intento potrebbe essere anche nobile, farci sentire cioè meno soli in un momento difficile e pensare che a farsi una liberatoria caragnata o un sommesso mugolio non ci sia nulla di male. Ma ci sono anche i più insensibili che hanno le ghiandole interrotte più delle papille gustative e non c’è niente che li commuova, di fronte ai programmi tv. Trascorrono ore con il telecomando in mano nell’attesa del momento migliore per passare ai canali on demand in cui, dietro agli attori che piangono, ci sono sceneggiature con i fiocchi e investimenti miliardari. C’è un meme che gira in questi giorni sui social in cui si vede non ricordo chi che, durante una pestilenza del passato, giunge a un’importante scoperta scientifica o qualcosa del genere mentre noi, più che a indici di ascolto di Netflix o Amazon Prime, non riusciamo a contribuire. Nel mio piccolo ho deciso di non guardare più i tg. Tanto Trump è stato sconfitto e, prima o poi, vinceremo anche il 2020 e questo dannato virus. I dati e numeri snocciolati ogni giorno fanno male al sistema nervoso e abbattono il morale. Vediamo se cambia qualcosa.

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