non dire gatto se non ce l’hai nel sacco

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Facile dire da cosa ci maschereremo quest’anno a Carnevale. Lo scorso anno, a febbraio, mentre a occidente giungevano gli echi delle prime avvisaglie di quello tsunami sanitario, economico e sociale che di lì a poco avrebbe rivoltato le nostre certezze come un calzino, a scuola ci immergevamo in uno dei consueti brainstorming autoreferenziali tra docenti di arte e immagine per inventarci un lavoretto originale dedicato alla festa che si approssimava. Una di quelle attività pratiche che si fanno eseguire in classe ai bambini a sancire la conclusione dei grandi cicli che si susseguono nel corso dell’anno scolastico: Natale, Carnevale, Pasqua e fine della scuola. Le vere quattro stagioni. Per portarli a termine in tempo, i cosiddetti lavoretti si avviano con lauto anticipo, non potendovi dedicare più di due ore a settimana. Nell’annus horribilis 2020, ai primi di febbraio, ci siamo lanciati invece in un complesso sistema di ideazione, sviluppo e assemblaggio di maschere di Carnevale di vario tipo.

Inutile ricordare come è finita. La settimana prima del Carnevale ambrosiano, quando nelle scuole del milanese si fa vacanza a partire dal giovedì, abbiamo chiuso tutto per la pandemia. Avremmo dovuto consegnare i prodotti finiti del lavoretto il mercoledì, ma il venerdì precedente ci siamo salutati l’ultima volta, senza sapere bene a cosa saremmo andati incontro. Le maschere costruite dai bambini sono rimaste sul davanzale delle finestre dove erano state raccolte per asciugarsi a dovere, sapete i chili di colla che consumano i vostri figli.

Ho rimesso piede in classe in pieno lockdown, sarà stata la seconda settimana di marzo, e le maschere erano ancora lì, coperte di polvere, a restituirci l’impressione che il genere umano si fosse estinto disintegrato da un invasore alieno, come quei film di fantascienza in cui si vedono quattro gatti sopravvissuti che poi, diciamocelo, a quel punto, se succedesse sul serio, è meglio morire tutti. Alla successiva procedura di sanificazione degli ambienti scolastici, i lavoretti dei bambini rimasti sono stati gettati nella spazzatura senza tanti complimenti.

Niente maschere di Carnevale per i bambini ma tante mascherine anti-Covid, questo sì. Ci sono piaciute così tanto che le portiamo ancora adesso. Non so voi ma io non le sopporto più. Mi fanno arrossare la pelle del collo e del mento e sono arrivato a un punto in cui sono sempre lì a tirarmela giù, tanto che ho chiesto ai miei alunni di avvisarmi quando lo faccio in classe perché sto spiegando matematica e mi manca il fiato. Quest’anno, così, la collega più creativa di arte ha proposto di far disegnare ai bambini una semplice maschera a forma di gatto. Niente elastico, che tanto c’è già quella chirurgica sotto. Un muso di felino in cartoncino su cui applicare strisce per i baffi e un cono incollato per il naso in 3D. Il tutto colorato e pinzato su un bastoncino realizzato con un foglio A4 arrotolato, da consegnare ai bambini appena pronto, anche a due settimane dal martedì grasso. L’obiettivo è farcela, quest’anno, a far arrivare il lavoretto di Carnevale alle famiglie. L’anticipo con cui siamo partiti è più che previdente, il lavoro è irrisorio, la resa assicurata. Un gatto di Carnevale. Speriamo porti bene.

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