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Qualcuno ha organizzato al Teatro Ariston in corso Magenta a Milano – che a differenza di quello in cui si tiene il celebre festival della canzone italiana sfoggia un’insegna con il logo della nota marca di elettrodomestici – un evento che sta a metà tra una performance di arte contemporanea basata su un concept, per capirci una cosa tipo “The Artist Is Present” di Marina Abramovic ma molto, molto più provocatoria, e un evento di marketing non convenzionale per il lancio di un nuovo prodotto editoriale. Un happening per intellettuali ma dal carattere piccante che accende la curiosità anche delle persone normali il cui orientamento estetico si esaurisce nelle stampe già incorniciate e disponibili in posti come l’Ikea o il Leroy Merlin. Un regista molto off del circuito indipendente girerà scene pornografiche abbinando sconosciuti a professionisti del settore per una pellicola da presentare alla Biennale. Ha messo un annuncio su una rivista di appassionati e, all’evento, si sono presentati a migliaia da tutto il mondo.

In coda al botteghino per confermare la registrazione effettuata online ci sono anche Federico, sua moglie, la sorella della moglie e il cognato. Attendono il loro turno ma, con il loro fare sarcastico tipico dell’intellettualismo di un certo tipo alle prese con i fenomeni di massa, si trovano a ventilare la possibilità di mollare il colpo, in mezzo a quella ressa. Nessuno vuole perdere tutto quel tempo. L’organizzazione però riesce a sorprenderli per efficienza e, in men che non si dica, eccoli a ricevere indicazioni dalla receptionist.

Gli vengono indicati gli spogliatoi – separati per genere come in piscina – in cui troveranno una cassetta di sicurezza in cui chiudere indumenti ed effetti personali e un accappatoio in spugna bianco da indossare. Federico porta però con sé lo smartphone e resta con le scarpe da corsa con cui si è presentato ma non lo biasimo: io addirittura non riesco a stare scalzo nemmeno sulla sabbia al mare. Il fatto è che i tempi di attesa per le riprese sembrano lunghissimi e qualcuno consiglia loro di approfittare del bar per bere qualcosa. I quattro si accomodano a un tavolo ma decidono di ordinare una bottiglia di acqua frizzante al posto del prosecco. L’alcool potrebbe compromettere la riuscita della scena che ciascuno – singolarmente – dovrà interpretare con il partner che gli verrà associato.

Dopo appena un bicchiere Federico avverte l’impulso di andare in bagno. Si accorda con gli altri per non perdersi nella folla che, nel frattempo, ha raggiunto una quantità fuori controllo e si avvia alla toilette che, manco a dirlo, è presa d’assalto. Così si precipita in strada, fuori dal teatro, alla ricerca di un qualsiasi wc pubblico e si mette in cammino fino a imbattersi in uno di quei cabinotti di plastica che si installano nei cantieri. Le condizioni dentro sono deplorevoli ma lo stimolo è ormai impellente. Nel tentativo di non sporcare la suola delle sue Brooks Glycerine nuove con l’urina sparsa sul fondo riesce comunque a portare a termine la missione in maniera rocambolesca. Peccato però che i lembi dell’accappatoio si bagnino, facile immaginare di cosa.

Al momento di rientrare nel luogo dell’happening si accorge però che la via del ritorno non corrisponde più con quella dell’andata, un topos della letteratura onirica. Prova a seguire quel briciolo di senso di orientamento che l’imbarazzo di camminare nel centro di Milano conciato così gli lascia, ma senza successo. Per fortuna ha con sé l’inseparabile app di Google Maps e, impostata la destinazione del percorso sullo smartphone, riesce a ricongiungersi con gli altri.

Manca ancora molto al loro turno e la tentazione di visitare la galleria commerciale annessa al teatro è forte. Il mall comprende infatti un punto vendita di una catena che ritenevano fosse presente solo all’outlet di Vicolungo e così ne approfittano. Mentre attendono le mogli fuori dai salotti di prova, suo cognato manifesta impazienza per scoprire in cosa consisterà la scena di cui sarà protagonista a breve. Federico mette a freno la sua smania, ricordandogli che, sicuramente, il sogno si interromperà prima che l’altoparlante chiamerà i loro nomi per presentarsi sul set.

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