città che muoiono

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Il belvedere a ridosso delle prime scalette che conducono verso il ponte che collega la terraferma a Civita di Bagnoregio induce tutti i visitatori alla stessa reazione emotiva. È il primo punto da cui si vede il paese sulla rocca di tufo al centro del panorama e l’emozione è realmente forte. Poi ti avvicini alla città che muore, come è descritta nel suo pay off, e a freddo puoi notare qualche difetto. Sul ponte di poteva fare qualcosa di meglio, per esempio. I piloni bianchi che lo supportano, in mezzo a tutto quel tufo e a quel verde, sarebbero potuti essere di un materiale e di un colore differente. Provate a immaginare un’opera di quell’impatto in mano a un’archistar. Un ponte realizzato con le più moderne tecniche bioarchitettoniche o, addirittura, tutto trasparente. Ma nell’insieme l’orgoglio campanilistico della bellezza che abbiamo solo noi e tutta per noi si alimenta passo dopo passo, avvicinandosi a quel posto che ha dell’incredibile. La resa massima di Civita di Bagnoregio probabilmente è verso il tramonto, ma attenzione che ci fate la figura di quelli che non vogliono pagare i 5 euro del biglietto d’ingresso, obbligatorio dalle 8 alle 20 di sera. Noi siamo arrivati a pochi minuti dalla chiusura della biglietteria, felici di aver potuto contribuire alla sua manutenzione. Probabilmente altrove avrebbero messo dei tornelli, a metà del ponte, attivi 24×7, e una cassa automatica, in modo da rendere il giusto pedaggio sempre obbligatorio. Se pensate che il vicino bosco dei mostri di Bomarzo costa 11 euro, tutto sommato ci sta. Poi, una volta in cima alla rocca, Civita di Bagnoregio dà l’impressione di una città dai giorni tutt’altro che contati. Una Mont-Saint-Michel ma infinitamente più bella, anche se valorizzata la metà. Certo, in mano ai francesi sarebbe piena di botteghe con il rumore delle cicale finto, bancarelle di magneti e varia fuffa turistica. Invece, per il posto che è, ha mantenuto un certo rigore. Ci sono ristoranti e bed&breakfast ma niente di più. Salendo lungo il ponte, ho notato sulla cima della collina a destra una splendida villa immersa nel bosco dominare la vallata sottostante e ho pensato a cosa di possa provare, ogni mattina, a svegliarsi, affacciarsi dalla finestra più alta e godere di un panorama così. Tutto sommato, però, preferirei essere da questa, di parte. Uno degli undici abitanti della rocca. Ma cosa faresti tutto il tempo lì sopra?, viene da chiedere dopo un’affermazione così. Vivere bene, vivere e basta, mi sembra già un buon punto di inizio.

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