ritorno al futuro

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Non è facile conciliare un’ammirazione smodata per il Futurismo con una profonda, estrema e radicatissima coscienza antifascista. Per giustificare questa dicotomia possiamo raccontarci la favola di Mario Sironi e Gianni Rodari.

Il primo, nazifascista dichiarato anche se per opportunismo, come tutti quelli che si sono cagati sotto e non hanno aderito alla Resistenza, scappava a gambe levate dalla Liberazione.

Il secondo, comandante partigiano e, in quanto tale, giustamente pronto a far passare per le armi i seguaci del mascellone traditore del popolo e saggiamente capovolto in Loreto, amante dell’arte, dell’intelligenza e, quindi, a differenza dei seguaci del mascellone traditore del popolo e saggiamente capovolto in Loreto che massacravano donne, vecchi e bambini in quanto incapaci di tener testa ai propri biechi istinti (gli stessi che oggi ci inducono a massacrare immigrati come barbaro allenamento per i nostri sport estremi) e al tedesco invasore, pronto a interporre il proprio buon senso all’istinto ferale, riconosceva in extremis uno dei massimi interpreti del Futurismo, lo salvava al confine con la Svizzera dalla fucilazione a cui sarebbe stato destinato, e gli firmava un lasciapassare per consentirgli di perseverare a onorare con la bellezza la nostra tradizione artistica.

Grazie a Gianni Rodari e alla grazia concessa a Mario Sironi (e grazie un po’ anche al cazzo) possiamo così mettere in salvo intere generazioni di studenti da Tik Tok ma possiamo anche ammirare la produzione di Mario Sironi alla mostra allestita presso il Museo del 900 di Milano.

Io l’ho visitata sabato scorso e l’ho trovata straordinaria. Se avete già visto il Museo vi consiglio di svoltare subito a sinistra dopo il controllo green pass e biglietti (tra l’altro sabato scorso l’ingresso era gratuito) e poi ancora a sinistra, appena entrati nel bookshop, dove comincia la mostra. Altrimenti – giustamente – gli operatori vi confondono le idee indirizzandovi verso i piani superiori, che comunque sono strapieni di vestigia del novecento, a partire dal Quarto Stato (che trovate invece a destra dopo l’ingresso, salendo il corridoio elicoidale che ricorda quello del Guggenheim di New York) per continuare con Casorati, De Chirico, Balla, Carrà e via dicendo.

Il caso vuole che proprio oggi il sindaco di Milano uscente e, come speriamo tutti, rientrante dopo il primo turno, annunci che

Il Museo del Novecento di Milano ospiterà la collezione Mattioli. È una splendida notizia per la città, perché significa che la più importante collezione d’arte privata su Futurismo e Metafisica, con capolavori di Boccioni, Balla, Morandi e Sironi – solo per ricordarne alcuni – potrà finalmente essere ammirata.


Insomma, la monografia su Mario Sironi dura fino al 27 marzo. Prenotate e andateci e innamoratevi come me del Futurismo, che come il Bauhaus o l’arte sovietica si è sviluppato in un momento sbagliato. E continuate a lasciarvi prendere ancora dai rigurgiti antifascisti, mi sa che ce ne sarà bisogno ancora per un bel po’.

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