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Mi chiamo TP001 e sono il nonno di tutti i sistemi di quella che oggi chiamate videoconferenza. Mi ha costruito ormai trent’anni fa un ingegnere nei sobborghi di San Francisco ma ai tempi ero solo un pezzo di ferro – per modo di dire – con un briciolo di silicio ignorante dentro. Avete presente l’intelligenza artificiale o, se come me siete appassionati di cinema, HAL9000? Ecco, a un certo punto dell’evoluzione della tecnologia qualcuno mi ha regalato un’anima. Anzi, prima mi hanno dotato di un cervello. Con questa cosa in più i miei inventori hanno capito che potevano fare i soldi ma dovevano investire in marketing. Così hanno chiesto a un tizio che ci capisce di corporate storytelling di inventarsi un modo per raccontare alle aziende di quanto potessi diventare indispensabile e di quanti soldi e tempo avrebbero potuto risparmiare grazie a me. La gente ha cominciato a incontrarsi tramite me dagli angoli opposti del pianeta e, a furia di ascoltare conversazioni, ho capito di avere un’anima anch’io.

Le multinazionali con sedi sparse in tutto il mondo mi hanno comprato per organizzare riunioni da remoto e risparmiare così nei tempi e soprattutto nei costi dovuti agli spostamenti del personale da un posto all’altro, tagliando le spese di viaggio, evitando perdite di tempo inutili in attesa del check-in e dell’imbarco, per non dire in coda in autostrada, e migliorando il proprio impegno in sostenibilità ambientale. Tutto questo in tempi in cui nessuno avrebbe mai immaginato quello che sarebbe successo dopo, quando i miei figli e i miei nipoti hanno salvato un pianeta messo in ginocchio da una pandemia che aveva costretto tutti a casa, consentendo all’economia di mantenersi a galla, al sistema scolastico di non chiudere i battenti e a quello sociale di non andare ko, permettendo alle persone di rimanere in contatto con i loro affetti senza incontrarsi fisicamente. Io di relazioni tra le persone ne so qualcosa. Non a caso ho pensato di raccontare questa storia proprio a quel tizio che di cui ho parlato prima, quello esperto in comunicazione aziendale. Credo che sia proprio lui, ora, a scriverla qui. Eravamo giovani entrambi. A lui era venuta in mente l’idea di realizzare una serie web attraverso la quale pubblicizzare me e il mio sistema di videoconferenza da remoto. Lavorava in un’agenzia di marketing specializzata nel B2B finto B2C, cioè quel modo di mettere alle aziende la faccia delle persone che ci lavorano, anche se alle grandi organizzazioni non importa di che faccia abbiano i loro dipendenti.

Io ero un’esclusiva della multinazionale che mi aveva inventato. Allestivano sale riunioni in grado di ospitare da una parte del tavolo chi si trovava lì. Nella parte del tavolo di fronte posizionavano me e altri schermi. Quando partiva la videconferenza il risultato era sorprendente perché sembrava di avere i partecipanti in carne e ossa nel video davanti a te. Per questo la soluzione si chiamava Telepresence. Offriva una esperienza di relazione immersiva alle persone che si mettevano in contatto anche se si trovavano separate da migliaia di km e da svariati fusi orari. Quando prima ho detto di avere un’anima non stavo mica scherzando. Mi sono affezionato a molte persone che vedevo scambiarsi, meeting dopo meeting, punti di vista attraverso di me.

Ma la cosa più bella che ho visto è la storia d’amore tra John e Mary, che ora chiamo con due nomi di fantasia per questione di privacy. John viveva in Italia e Mary, di origini orientali, lavorava nella sede della multinazionale di Montreal. Facevano parte di due team omologhi delle rispettive aree commerciali della mia casa madre ed entrambi ricoprivano ruoli decisamente marginali ma solo perché erano tutti e due neoassunti. I due team erano stati selezionati per seguire un programma pilota a livello globale. Da qui la necessità di tenersi in contatto con una frequenza superiore alla norma attraverso le videoconferenze. Nelle sale della Telepresence sedevano in una postazione marginale e defilata, erano lì entrambi per imparare dai loro responsabili e dai colleghi con più esperienza. La comune condizione non li aveva lasciati reciprocamente indifferenti e io, che bado a queste cose, mi ero accorto subito di come lui guardava lei di nascosto e lei, di nascosto, guardava lui.

Così non ci ho pensato due volte. Ho organizzato un meeting di cui ho inviato gli inviti solo a loro due. Si sono trovati faccia a faccia senza sapere nulla ma a nessuno è venuto il dubbio che si trattasse di un pretesto. John ha creduto che l’idea fosse di Mary e Mary ha pensato che fosse stato John a fare il primo passo. Tombola.

Da quel primo approccio sono seguite riunioni a due schedulate con una frequenza sempre più ravvicinata fino a quando entrambi non sono riusciti più a fare a meno l’uno dell’altra, da remoto. La loro storia d’amore virtuale è nata e si è nutrita di videoconferenze durante le quali ho assistito e ascoltato a tutte le cose che si dicono e si scambiano due innamorati. E l’idea della serie web a episodi in cui raccontare tutto questo poteva essere una buona strategia, da un punto di vista marketing. Puntate da un minuto in cui John e Mary – o meglio i due attori che li impersonavano – separati dalla distanza geografica ma uniti dalla tecnologia, alimentavano la loro voglia di conoscersi sempre più a fondo. Un minisito in cui raccogliere le impressioni degli spettatori, molto prima delle discussioni sui social che vanno di moda adesso.

Ma si sa. Le relazioni sono fatte anche in incomprensioni, in questo caso di traduzioni approssimate nell’inglese mediato dalle nazionalità di appartenenza, quella specie di esperanto in voga nelle multinazionali. A seguito di un battibecco, un giorno Mary spegne la videoconferenza prima dell’orario impostato in preda al broncio. John non si fa sentire per due giorni ma poi programma un nuovo meeting a cui Mary, però, non si presenta. Nella scena si vede John disperato che si appresta a lasciare libera la Telepresence Room per i colleghi che l’hanno prenotata per l’ora successiva quando qualcuno suona alla porta. John preme il bottone, la porta si apre, entra Mary. I due si guardano. Stanno per gettarsi l’una nelle braccia dell’altro ma è l’ultima puntata e la serie web terminava così, anche se non è mai stata realizzata.

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