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Se mio papà oggi fosse vivo guiderebbe una Dacia Duster alimentata gpl. Anziché andare in pensione aveva accettato una consulenza in un’azienda che aveva lo stabilimento in un paesino dell’Appennino. Questa era la motivazione ufficiale che rilasciava a chi gli chiedeva perché, in concomitanza con il nuovo lavoro, avesse cambiato auto acquistando un fuoristrada 4×4. Raggiungere l’ufficio con le strade innevate poteva essere rischioso per una berlina. Il fatto è che l’unico modello che si era potuto permettere era la Lada Niva, una specie di Fiat 127 rialzata con le ruote da pick-up, la perfetta sintesi tra sobrietà sovietica e tracotanza a stelle e strisce, il punto di incontro a motore tra NATO e Patto di Varsavia. Il muro era appena crollato rovinando con le sue macerie su quello che rimaneva del comunismo, ma quella di mio padre non era una scelta ideologica – era tutt’altro che di sinistra – piuttosto dettata unicamente dal budget a disposizione. Ma il punto non è quello. Alla base di quell’acquisto c’era l’idea di percorrere senza rischi la strada sterrata in salita che portava alla nostra casa di campagna dove lui, almeno due volte la settimana, andava per curare l’orto. La Lada Niva era rosso scuro ed era stata dotata di un impianto gpl, giusto per aggiungere complicazioni a un veicolo già di per sé non semplice. Mia mamma, per salirci, doveva essere spinta da dietro. Le istruzioni e le scritte sulla plancia del cambio erano in cirillico. L’abitacolo sembrava una capsula per i viaggi spazio-temporali, con un’unica destinazione: l’est Europa degli anni settanta. Non se ne vedevano molte in giro, se non tra i pastori e i contadini. Quando poi non è stato più in grado di guidarla, per età e problemi di salute, mio papà mi aveva proposto di tenerla e io, per non offenderlo dicendo che un po’ me ne sarei vergognato, ho rifiutato sostenendo che un’auto in più, in famiglia, non potevamo permettercela. Così l’ha venduta, anzi, regalata a un collezionista di cimeli a quattro ruote. Negli ultimi anni la teneva sempre parcheggiata sotto casa, tanto che era stata persino immortalata da Google Street View e devo avere uno screen shot, da qualche parte. Ora però non se ne vedono davvero più, e le voci che girano secondo cui sta per essere di nuovo messa in commercio sono solo clickbait da quattro soldi. La linea della nuova versione non c’entra niente con quella che intendo io e poi, di questi tempi, è meglio lasciare i russi a casa loro. Così, quando per strada vedo una Dacia Duster, e se ne vedono tantissime perché se ne vendono tantissime, visto il costo alla portata di tutti, penso che se mio papà fosse vivo avrebbe quella macchina lì.

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