stato di pulizia

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Nel mio condominio abbiamo cambiato, da qualche settimana, l’impresa che si occupa delle pulizie. Una novità che mi ha portato a qualche riflessione. La prima è che è difficile valutare se chi pulisce le parti comuni di un edificio sia in grado di svolgere correttamente il proprio compito. Io passo per i ballatoi, scendo le scale e imbocco l’ingresso solo per uscire di casa o quando rientro e, in genere, non bado molto a quello che vedo. Nel primo scenario sono sempre di fretta, ho mille cose per la testa, spesso ho la differenziata da buttare che mi ingombra le mani, penso a dove ho parcheggiato il giorno prima e così via. Mentre rientro, invece, nella maggior parte dei casi sto tornando da scuola e ho la testa sottosopra, e l’ultima delle mie preoccupazioni va a ciò che mi circonda e ai relativi dettagli.

Ma, anche se mi impegnassi in una valutazione del livello di igiene, non saprei proprio da dove cominciare. Negli spazi di transito, dove camminano gli inquilini, i pavimenti tirati a lucido durano poco. Non capita mai di percepire cattivo odore, soprattutto da quando indossiamo la mascherina. Nemmeno quando la famiglia del primo piano trasferisce dai propri contenitori domestici i sacchetti della spazzatura sullo zerbino e li lascia lì, in attesa di gettarli nell’apposito vano condominiale dedicato al generico – una consuetudine a dir poco deplorevole – si sente puzza di qualcosa.

Non so nemmeno perché, giunti a un certo momento, un consesso condominiale deliberi un cambiamento di questo tipo, quali i presupposti, chi proponga un nuovo fornitore e con quali requisiti. In più, con il turn over che caratterizza le organizzazioni di questo settore, non mi sono mai preoccupato dell’avvicendamento tra gli operatori. Così, rendersi conto se l’appalto se l’è aggiudicato qualcun altro rispetto a prima, è pressoché impossibile. Questa volta, però, ci sono stati segnali espliciti.

La nuova impresa ha disposto, nel locale di accesso alla scale, un kit completo di prodotti igienizzanti, comprensivo di salviette monouso e di dispenser per il gel. Ieri, addirittura, è comparso uno di quegli erogatori automatici a pile con il sensore che attiva la discesa del prodotto quando rileva la presenza delle mani sotto. Spesso si vede a dar man forte al personale un signore avanti con l’età che dev’essere il proprietario dell’impresa o comunque un pezzo grosso a livello societario. Già due volte mi ha fermato nel portone per farmi notare le salviette e il gel messi in condivisione gratuitamente. Poi mi chiede se siamo contenti del servizio, che è una domanda a cui sinceramente non so rispondere. Voi che parole usereste se vi trovaste nella mia condizione? Io, lo sapete, punto tutto sulla gentilezza e sul dire agli altri quello che si vogliono sentir dire pur di non far soffrire il prossimo. Così gli rispondo che siamo davvero soddisfatti del modo in cui puliscono.

Addirittura qualche giorno fa mi ha chiesto se noto delle differenze rispetto a prima, e a quel punto sono andato in crisi perché, come ho detto prima, sono dettagli a cui non presto assolutamente attenzione. Ho cercato però di essere lo stesso convincente puntando su una cosa che, effettivamente, avevo riscontrato. Da quando fanno le pulizie loro è impossibile non fare caso a un profumo fortissimo, appena si apre il portone. Un odore di deodorante per ambienti che, probabilmente, è gradevole se profuso in quantità appropriata. Ma, in quel modo acriticamente massivo, risulta persino stucchevole. Il fatto è che non so se sia un problema mio, in quanto sono particolarmente sensibile agli odori, quelli buoni e quelli nauseabondi. Quindi non ho posto la questione con nessuno ma l’ho tenuta per me, anche perché temo che i vicini di casa che incontro più spesso siano tra i più accesi sostenitori del cambio di corso nella scelta dell’impresa di pulizie e, come dicevo, non voglio deludere nessuno.

L’uomo delle pulizie, anzi, il boss delle pulizie, mi ha chiesto se ho avvertito delle differenze rispetto a prima e gli ho risposto che sì, da quando sono subentrati all’impresa precedente c’è un profumo buonissimo di pulito. Ora, vi prego, fate tesoro della mia esperienza: mai dire a qualcuno che lavora nelle pulizie che gli ambienti che pulisce profumano. Il boss delle pulizie si dev’essere infatti un po’ risentito perché ha rimarcato il fatto che il buon profumo – che è una proprietà dei prodotti utilizzati – non è indice di un lavoro fatto bene. Anzi, il buon profumo potrebbe essere un sistema per dissimulare una pulizia approssimativa. Ci ha tenuto a evidenziare diversi particolari del loro modo di pulire un condominio e, malgrado fossi di fretta, non me la sono sentita di interrompere quella lectio magistralis.

Prima di congedarmi però gli è tornato il sorriso, come a chiarire il fatto che fino a pochi istanti prima era stato semplicemente serio e non irritato perché, quando parliamo del nostro lavoro, solo così possiamo trasmettere l’autorevolezza e la nostra esperienza nel settore, e mi ha fatto dono di una mascherina lavabile incellofanata che teneva nella tasca. Poi ne ha estratta un’altra, pochi istanti dopo, dicendo che era per mia moglie. Un gesto che mi ha colpito anche perché non so come facesse a sapere che sono sposato.

E il bello è che rincasando qualche ora più tardi, il profumo su per le scale era ancora più invasivo. Il punto è che nel mio appartamento, da qualche settimana, c’è un odore stantio che non capiamo da dove provenga. Un odore di chiuso, uno di quelli che si sentivano nelle case dei nonni quando eravamo bambini, non so se avete presente. Abbiamo pensato che la causa possa essere il detersivo che mettiamo a disposizione della signora che fa le pulizie da noi, perché l’odore è particolarmente forte proprio nel giorno in cui viene qui, ma non può essere. Anzi, il fatto che si senta più forte è forse dovuto al contrasto con il profumo di pulito. Potrebbero essere le piante che abbiamo in casa, che per qualche motivo ci stanno mandando dei segnali di sofferenza. Potrebbe essere una macchia di umidità che abbiamo scoperto nel corridoio, dietro l’armadio, in cui si è formata un po’ di muffa. Potrebbe essere il nostro odore perché stiamo diventando vecchi. Potrebbero essere delle entità aliene che si manifestano così e che nessuno può vedere o sentire in altro modo.

Così, se non fosse per il rischio di far scappare la mia gatta, lascerei la porta d’ingresso spalancata per far entrare un po’ dell’aria che c’è fuori di qui in cambio di quella che si respira dentro. Per fortuna l’estate è alle porte e a breve potremo lasciare finalmente le finestre spalancate, è sempre bello procrastinare la soluzione a un problema, quando non la si trova.

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