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Qualche giorno fa un amico è rimasto invischiato in una polemica sulla pagina Facebook del paesello in cui abitiamo. Ha espresso una considerazione su un tema – una sciocchezza, come tutte le cose che trattiamo su Facebook – ed è stato attaccato sul piano personale e insultato. Sono dinamiche che, dopo quindici anni di presenza negli ambienti virtuali di Zuckerberg, dovremmo ormai conoscere e sapere come evitare.

Vi riporto così qui il decalogo + 1 per la presenza in Facebook sottoscritto e approvato dalla Consulta Mondiale sui Social Network, quella specie di Convenzione di Ginevra per il web di cui non abbiamo mai abbastanza. Una lista di comportamenti da copiare e incollare sulla vostra bacheca virtuale (qualunque essa sia, io uso Google Keep) e non dimenticare mai:

  1. non esprimere mai opinioni sul tuo profilo Facebook
  2. non commentare con le tue opinioni i post contenenti opinioni altrui
  3. rendi i contenuti del tuo profilo visibili solo agli amici
  4. inibisci la possibilità di condividere i tuoi post
  5. fa attenzione che nel post che stai per pubblicare sull’argomento tal dei tali in realtà tu non stia parlando di te
  6. fa attenzione che nel commento che stai per pubblicare sotto il post inerente l’argomento tal dei tali in realtà tu non stia parlando di te
  7. prima di scrivere un commento controlla che non sia già stato scritto da qualcun altro in calce allo stesso post, soprattutto se pensi di fare il simpatico
  8. prima di scrivere un post contenente una freddura ricordati che sicuramente qualcun altro l’ha già scritta prima quindi rinuncia in partenza
  9. evita di partecipare alle discussioni in cui sai di aver ragione, anzi, evita di partecipare alle discussioni punto
  10. rileggi le cose prima di pubblicarle e ricorda che puoi sempre modificare e cancellare tutto
  11. se riesci, togliti da Facebook

Ci siamo incontrati con l’amico vittima degli attacchi sulla comunità Facebook del paesello e altra gente, tutti iscritti al gruppo in cui si è svolto il battibecco. L’episodio è stato quindi ampiamente discusso e commentato mentre sorseggiavamo una birra, in mezzo agli altri temi del momento come la siccità, la crisi di governo, il Covid. La mattina successiva ho saputo della morte di Eugenio Scalfari. Ho ripensato a tutti i numeri di Repubblica che ho acquistato prima che Internet polverizzasse l’informazione e che Repubblica diventasse il quotidiano che è diventato. Le cose sono molto diverse rispetto a quando leggevo il giornale sul treno, andando al lavoro, in mezzo a decine di altre persone che si informavano allo stesso modo.

Ecco, ci sono cascato di nuovo. Mi capita infatti spesso di pensare a come era bello prima che esistessero i Social Network ma non solo per tutti i motivi che ci siamo detti e ripetuti milioni di volte. Quello che mi urta di più è che le cose che scriviamo sui Social Network siano poi oggetto di conversazione nella vita sociale in presenza. Per chi è cresciuto nell’era analogica – con il profumo della carta e i suoni del vinile e le foto in bianco e nero e le ricette senza foodblogger che rompono i coglioni e la RAI prima che Mediaset rovinasse tutto – i link tra rete e vita dal vivo conservano ancora tutta l’artificiosità che i millenials, per fortuna, non percepiscono più e possono guardare a un futuro privo di quella patina di finzione che ci fa ancora apparire le persone che si mettono in mostra sui social come cosplayer del mondo da questa parte dello schermo. Per fortuna, noi nostalgici ci stiamo estinguendo, un po’ come il reggaeton.

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