Foals – Life Is Yours

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Non lasciatevi influenzare dai quattro singoli che hanno anticipato il nuovo disco. “Life Is Yours” non è solo un validissimo album pop ma anche l’opera matura di una band in grado di rinnovare ancora la propria musica, mantenendo inalterata l’originalità artistica degli esordi.

Se siete rimasti perplessi all’ascolto di “Life Is Yours” forse dimenticate che la precedente pubblicazione dei Foals è quell’apoteosi di casse dritte che è la raccolta di remix “Collected Reworks” e che, tra i due volumi di “Everything Not Saved Will Be Lost” e oggi, in mezzo c’è stata una pandemia mondiale.

Voglio dire, è chiaro che stiamo parlando di una band a cui indubbiamente piace divertirsi. Ed è facile fare i pessimisti quando va tutto bene. Passate due anni senza mettere i piedi sul palco e senza gente in carne e ossa che vi salta dal vivo davanti e vedrete che dello spleen ne farete anche a meno. La gente vuole riprendersi gli spazi che chi non voleva saperne di vaccinarsi gli ha negato e sanare quella ferita ancora aperta di due anni di stand-by. Vogliamo tutti la stessa cosa: tornare a ballare e limonare in pista, possibilmente senza mascherina.

Converrete inoltre con me che il lockdown ha spaccato in due il panorama musicale. Da una parte gli apocalittici che, appena le cose si sono messe meglio, non sono riusciti a trattenere tutto il loro pessimismo e che ci danno dentro con il registro del moriremo tutti. Dall’altra gli integrati che, al contrario, hanno lavorato per ricordarci che – appunto – la vita è nostra e ci hanno fatto il pieno (almeno fino a quando il carburante non costava un occhio della testa) per farci partire alla ricerca della felicità, della spensieratezza, di com’erano le cose prima, per quello che è possibile.

Che poi, a dirla tutta, non è che siamo molto distanti dai Foals di “Total Life Forever” o di “Holy Fire”. La musica della band guidata dall’istrionico Yannis Philippakis possiamo figurarla come un template neutro – ma ben strutturato – che assume la fragranza dei contenuti di cui si popola. Il math-rock diventa geometria in grado di generare poligoni regolarissimi se lo fai filare liscio nella perfetta parità del quattro quarti, al massimo con l’estrusione di figure solide più elaborate riconducibili a ritmiche e atmosfere perfette per i dancefloor delle Baleari in alta stagione. Le melodie si assestano su architetture più comode e diventano ammiccanti. L’elettronica è quella di sempre, e basta giocare d’esperienza con qualche preset di synth meno algido per fare breccia nella pancia ustionata per l’eccessiva esposizione al sole del pubblico danzante.

Scevra della cupezza del precedente doppio disco di inediti, la musica dei Foals e la voce da inni da dj set di Philippakis riescono a mantenere un’integrità che qualunque altra band indie-rock se la sogna. Non è facile, con questi ritmi, votarsi al pop senza trasformarsi in dei Maroon 5 qualunque. Basta ascoltare le undici tracce di “Life Is Yours” per sincerarsi che comunque è tutto a posto, che un’altra estate musicale è possibile, che nel momento più torrido di sempre ci è concesso ancora abbassare i finestrini della vita e far ondeggiare la nostra mano al vento caldo, abbandonati alla musica che ci guida verso la spiaggia dei nostri sogni.

“Life Is Yours” si apre con la sicurezza dei quattro singoli usciti negli scorsi mesi. I Foals liquidano in fretta la pratica del già sentito, il rovescio della medaglia dell’industria della musica liquida che impone troppi stuzzichini di antipasto ma, come ci hanno insegnato le nostre mamme, ad abbuffarsi prima è facile guastarsi l’appetito. Ed è un vero peccato, perché paradossalmente i pezzi più noti sono i più deboli dell’album e, dopo “Summer Sky”, la breve coda strumentale di “2001”, le cose si fanno davvero molto più interessanti.

“Flutter”, forse il brano più convincente del disco, gioca tutto il tempo sulla ripetizione del lungo riff di chitarra. “Looking High” e “The Sound” si presentano come raffinate produzioni indie-funky degne di Nile Rodgers e impreziosite da ritornelli che non deludono. L’album accelera finalmente con “Under The Radar”, una composizione ricca di arrangiamenti e citazioni del migliore synth pop anni 80. Ma se siete nostalgici, riuscirete a rintracciare i Foals degli esordi in “Crest Of The Wave” e, soprattutto, nella trascinante “Wild Green”, l’ultima traccia, canzone che si snoda in un finto crescendo alla “Blue Gold” e che, anziché portare l’ascolto al parossismo, lo imbriglia per domarlo verso un finale in completa naturalezza.

“Life Is Yours” è, in sintesi, una prova positiva di artisti che sanno mettersi in gioco anche dopo cambiamenti di formazione importanti (il bassista e il tastierista polistrumentista, fondatori della band, hanno dato forfait nel corso degli ultimi anni). L’approccio corretto all’ascolto dei Foals del 2022 deve tener conto della loro longevità artistica, di come sono andate le cose, di quello che è già stato detto e che non sarà mai più uguale a prima. Un disco leggero ma intelligente, in cui non c’è proprio nulla di sbagliato.

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